Seminatore

Venduti

XI settimana T.O.

Per due volte il profeta Elia smaschera il re Acab e la sua istigatrice – la moglie Gezabele – e lo accusa di essersi <venduto per fare ciò che è male agli occhi del Signore> (1Re 21, 20. 25). La domanda che sorge da questa presa di posizione del profeta Elia è di capire a chi si è venduto? La risposta potrebbe essere quella che il Signore Gesù ci fa intuire nella continuazione del discorso della montagna in cui ci viene per due volte ricordato quale sia l’orizzonte della vocazione della nostra vita: <perché siate figli del Padre vostro che è nei cieli> (Mt 5, 45) e ancora <siate perfetti come è perfetto il Padre vostro celeste> (5, 48). La perfezione non è una pretesa, è un cammino! Acab si rivela infine un debole che ha ceduto alle pressioni di sua moglie Gezabele e ha venduto la sua coscienza cedendo alle lusinghe di un potere esercitato in modo dispotico. Nondimeno si rivela capace di pentimento fino a toccare il cuore di quel Padre che, veramente, <fa sorgere il sole sui cattivi i sui buoni, e fa piovere sui giusti e sugli ingiusti> (5, 45).

Per questo a Elia che era stata mandato per smascherare e punire Acab, il Signore stesso confida la sua compassione e soddisfazione per Acab: <Hai visto come Acab si è umiliato davanti a me? Perché si è umiliato davanti a me, non farò venire la sciagura durante la sua vita> (1Re 21, 28). A partire da questa esperienza possiamo dire che la perfezione cui il Signore ci chiama e ci richiama ogni giorno non è l’assenza di errore ma la capacità di ravvedersi. Talora anche noi ci vendiamo a noi stessi con le nostre paure e i nostri egoismi, persino alle nostre cecità, ma la sfida è quella di essere in grado di riacquistare noi stessi con la nostra coscienza e la nostra dignità di figli che si lasciano ispirare fino ad imitare il cuore del Padre di tutti. Questo processo non è possibile senza passare attraverso l’<umiliazione> senza la quale rimaniamo prigionieri della falsa immagine di noi stessi che radica in un’immagine errata di Dio: <Mi hai dunque trovato, o mio nemico?> (21, 20). 

A questa reazione di Acab potremmo accostare la parola del Signore Gesù applicandolo prima che a noi stessi allo stesso Padre dei cieli: <amate i vostri nemici e pregare per quelli che vi perseguitano> (Mt 5, 44). Di fatto ciò che fa la differenza è la capacità di cambiare e di lasciarsi cambiare persino dal nemico e da tutte quelle situazioni che, a primo acchito, ci sembrano nemiche del nostro comodo e un vero attentato alle nostre apparenze. In realtà è sempre possibile cambiare, è sempre possibile crescere, è sempre possibile riscattare ciò che abbiamo non solo venduto, ma talora persino svenduto in un momento d’ira o di paura. Questo naturalmente vale per noi, vale per gli altri, vale persino per il Signore Dio. Il primo e fondamentale passo è passare dall’equivalenza farisaica all’eccesso cui ci obbliga il Vangelo per non svendere mai la nostra coscienza, ma essere capaci di verità e di giustizia.

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