Unica via

XX Domenica T.O.

La voce di Ebed-Mèlec –il suo nome dice semplicemente che è un servo del re – si fa voce del dolore del profeta Geremia e si contrappone alla congiura dei notabili che non amano il profeta che <scoraggia i guerrieri>. In realtà ciò che Geremia scoraggia energicamente sono le illusioni e, con tutta la sua forza, mette a nudo le ipocrisie dei potenti di ogni tempo. La lettera agli Ebrei esorta vivamente: <pensate attentamente a colui che ha sopportato contro di sé una così grande ostilità>. Il Signore Gesù non esita a porsi nella medesima linea dei grandi e veri profeti riducendo al nulla tutte le nostre vane illusioni di sottrarci alla logica pasquale: <Sono venuto a gettare fuoco sulla terra, e quanto vorrei che fosse già acceso>. Una pace “alla leggera” non è degna di questo nome e comunque non è il dono pasquale del Signore. La pace è infatti frutto del coraggio attinto alla fonte che zamplilla interiormente e che dà la forza di resistere fino al sangue vivendo così il proprio battesimo. La croce sotto cui Gesù ha accettato di camminare non è semplicemente l’acconsentire di essere <l’uomo dei dolori che ben conosce il patire> (Is 53, 3), ma ancor più di non aver rifiutato di essere come il profeta Geremia “uomo di conflitti” perché sempre irriducibile ad ogni vuoto accomodamento superficiale: <voi avrete pace mentre una spada giunge alla gola> (Gr 4, 10). La croce, unica via per la verità che dà pace, è il coraggio di rimanere soli e nudi: come il profeta nella cisterna secca, come il Signore Gesù sospeso sulla croce.

Il Signore Gesù non viene a gettare acqua sul fuoco delle nostre tensioni, delle nostre ansie, delle nostre lotte, ma le purifica dalle scorie delle nostre paure e dei nostri egoismi perché siano luoghi di crescita nella verità su noi stessi e sugli altri, laboratori di pace.

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