Una profonda compassione

XV Domenica T.O.

La parola del Deuteronomio ci aiuta a comprendere come, l’osservanza dei comandamenti di Dio, esige la maturazione di uno sguardo capace di riconoscerne la presenza in chi ha bisogno di essere accolto e soccorso. È proprio vero che la parola e la volontà di Dio non sono <lontano> (Dt 30, 11) nella misura in cui impariamo a farci prossimo. Anche noi siamo chiamati a diventare, attraverso un amore sempre più autentico, nientemeno che <immagine del Dio invisibile> (Col 1, 15). L’Invisibile si rende visibile ogni volta che sappiamo uscire allo scoperto senza passare oltre il dolore dell’altro e senza mai far finta di non vedere. Il rischio è di sottrarsi alla possibilità di essere visti, incontrati e salvati a nostra volta dalla misericordia e dalla compassione. Rileggendo ancora una volta la parabola del buon samaritano, riceviamo la consolazione e la rassicurazione di non percorrere da soli le nostre strade. Il Signore si è messo in cammino sulle rotte tanto insicure della nostra umanità e non ci lascia soli: la sua premura è tale da fermarsi e caricarci <sulla sua cavalcatura> (Lc 10, 34). Lungi da noi pensare a noi stessi nelle vesti di quel quarto uomo che <era in viaggio> come tutti e tre gli altri uomini, ma a differenza di questi, guidato da una così profonda <compassione> (10, 33) da interrompere il cammino per riprenderlo più tardi e… solo dopo aver raggiunto la mèta della vita che è la capacità di amare. La parola e i gesti del Signore Gesù non hanno altro scopo se non quello di aprire per noi la possibilità di vivere in modo simile e somigliante al Cristo che non passa mai dall’<altra parte>, ma si fa veramente <vicino>.

Lasciamoci curare e prendiamoci cura, facciamo del viaggio della nostra vita un vero sacramento di compassione e un ambito reale di salvezza in cui ci lasciamo interpellare da ogni ferita e da ogni trauma come se fossero i nostri, come se fossimo noi stessi.

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