Seminatore

Umiliazione

XV settimana T.O.

Il dialogo tra l’Altissimo e il suo servo Mosè non solo continua, ma si approfondisce ulteriormente mentre si chiarisce il contenuto e il modo della missione: <Sono venuto a visitarvi e vedere ciò che viene fatto a voi in Egitto> (Es 3, 16). Il Signore Dio non si accontenta di dare uno sguardo di sfuggita alla condizione dei suoi figli, ma il suo vedere fa tutt’uno con il suo decidere: <Vi farò salire dall’umiliazione> (3, 17)! Questa decisione fondamentale di Dio per la nostra vita raggiunge la sua pienezza di rivelazione e di esperienza in Cristo Gesù che va oltre. Invece di farci semplicemente <salire dall’umiliazione>, il Verbo eterno del Padre è sceso con noi e come noi nell’esperienza dell’umiltà più vera ed esigente che si fa invito a condividere la stessa sorte per maturare il medesimo stile di vita: <Venite a me, voi tutti che siete stanchi e oppressi, e io vi darò ristoro> (Mt 11, 28). A questa promessa di consolazione e di refrigerio si accosta un invito chiaro e pressante: <Prendete il mio giogo sopra di voi> (11, 29).

Sembra che il Signore ci voglia dire che il peso talora insopportabile del giogo che siamo noi stessi per noi stessi, può essere radicalmente alleviato dal fatto di uscire da noi stessi e lasciare che il peso di Cristo sulle nostre spalle con la sua ineguagliabile leggerezza diventi la dima per rivedere e riconsiderare tutto ciò che ci è di peso nella vita e ci fa essere di peso per gli altri. Se i rabbini insistono sul giogo della Legge da portare con fedeltà e quasi da sopportare in silenzio, il Signore Gesù ci parla del giogo dell’amore che, per quanto pesante, è sempre e solo leggero. Quando il Signore Gesù ci invita a imparare da Lui ci chiede, appunto, di apprendere questa sapienza amorosa che si fa leggerezza coraggiosa senza mai rinunciare alle inevitabili esigenze – talora persino dure ed austere – che vengono dalla scelta di vivere secondo la logica del Vangelo.

Quando il Signore rivela a Mosè il suo nome: <Io sono colui che sono> (Es 3, 14) non fa altro che aprire il cuore del suo profeta e amico alla sorpresa quotidiana di una relazione che segna e trasforma l’esistenza. Va sottolineato che l’Altissimo non si accontenta semplicemente di presentarsi a partire dalla sua essenza ontologica, ma subito chiarisce il suo intento salvifico e per questo aggiunge: <Così dirai agli Israeliti: “Io-Sono mi ha mandato a voi>! Così l’essenza della vita di Dio invece di isolarLo in una divina e inviolabile beatitudine si rivela nel suo compromettersi appassionatamente con l’esperienza dei nostri cammini e, prima di tutto, con la fatica che sperimentiamo a motivo delle umiliazioni che la vita ci impone e che, talora, imponiamo a noi stessi. Dinanzi alla nostra fatica di vivere e di sperare sempre l’Altissimo rinnova la sua decisione di compromettersi fino in fondo e senza risparmio: <Stenderò dunque la mano e colpirò l’Egitto con tutti i prodigi che opererò in mezzo ad esso, dopo di che egli vi lascerà andare> (3, 20). Questa decisione si rinnova e si radicalizza nella parola e nel dono pasquale del Signore Gesù: <Sono mite e umile di cuore> (Mt 11, 29).

Signore Gesù, la tua mitezza e la tua umiltà sono per noi conforto e ristoro nel tempo della prova e dell’umiliazione soprattutto quando siamo noi stessi a derubarci della pace e della serenità. Sii nostro liberatore e sii per noi salvatore da tutto ciò che grava sul nostro cuore e rischia di opprimerci.

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