Seminatore

Tristi

XXII settimana T.O.

La predicazione del Vangelo sembra necessariamente legata alla preoccupazione che <non siate tristi come gli altri che non hanno speranza> (1Ts 4, 13). Se questo riguarda nelle preoccupazioni dell’apostolo quanti sono morti, riguarda ancor più urgentemente coloro che sono vivi. Le parole conclusive della prima lettura: <Confortatevi dunque a vicenda con queste parole> (4, 18), possono essere applicate in modo del tutto particolare alle parole con cui il Signore Gesù inaugura il suo ministero pubblico completamente teso a tenere desta la speranza e a ravvivare continuamente la gioia di tutti: <mi ha mandato a portare ai poveri il lieto annuncio, a proclamare ai prigionieri la liberazione e ai ciechi la vista; a rimettere in libertà gli oppressi e proclamare l’anno di grazia del Signore> (Lc 4, 18-19). In una parola, il Signore Gesù desidera essere in mezzo a noi e per noi animatore e sostenitore della nostra gioia riscattandoci da tutto ciò che ci rende <tristi>.

A ben pensare non è poi così facile essere persone segnate dalla gioia e liberate in modo fondato dalla tristezza. Nella vita del Signore Gesù, intessuta di parole e gesti, possiamo contemplare una sorta di cammino deciso ed esigente verso una gioia sempre più pura e più vera che non ha niente a che vedere con una sorta di immunità o di immunizzazione dal dolore, ma corrisponde ad in processo interiore fatto di intelligenza e di abbandono che permette di poter dire non solo ogni giorno, ma in ogni momento: <Oggi si è compiuta questa Scrittura che voi avete ascoltato> (4, 21). La lettura annuale del vangelo secondo Luca, che ricominciamo oggi e ci accompagnerà fino alla fine di questo anno liturgico, non lascia dubbi: il compimento passa attraverso una verità di relazione che esige una presa di posizione ben più profonda di una semplice espressione di simpatia.

Il cammino verso Gerusalemme che rappresenta il cuore e la struttura stessa di tutto il vangelo secondo Luca, sembra voler essere una pedagogia della gioia autentica che passa attraverso il dono pieno della propria vita consegnata con fiducia e amore alle mani del Padre tanto da essere messa nelle mani degli uomini. La conclusione di questo primo passo sembra essere scoraggiante poiché lo <cacciarono fuori… per gettarlo giù> (4, 29), ma, in realtà, è la speranza ad essere in viaggio poiché <egli, passando in mezzo a loro, si mise in cammino> (4, 30). Questo cammino del Signore che va dalla Galilea a Gerusalemme e da Gerusalemme ad Emmaus sulla cui strada i discepoli <col volto triste> (24, 18) sapranno riprendere la strada della gioia e della speranza. Lungo questi giorni di rinnovato ascolto del vangelo secondo Luca siamo chiamati a scoprire che il <figlio di Giuseppe> (4, 22) pur essendo tale è il <figlio dell’Altissimo> verso il cui <incontro> (1Ts 4, 17) tende tutta la nostra vita per essere, infine, <sempre con il Signore> liberati da ogni tristezza e rinnovati nella gioia.

Signore Gesù, liberaci da ogni forma di tristezza che è sempre il sintomo e il risultato di un attaccamento a noi stessi che non ci permette di accoglierti nella nostra vita fino a saper godere del tuo passaggio in mezzo a noi come fonte di gioia ritrovata e condivisa.

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