Seminatore

Sono io!!!

XXII settimana T.O.

Certo non si può nascondere una certa sorpresa e, soprattutto, non è difficile comprendere un certo imbarazzo da parte degli ascoltatori di Gesù e dei lettori di Paolo: la pretesa è grande! Paolo conclude, quella che ha tutta l’aria di essere una diatriba, con una nota personale fortissima: <sono io che vi ho generato in Cristo Gesù mediante il Vangelo> (1Cor 4, 15). Questa parola così forte, decisa e non poco pretenziosa fa impallidire quanto è stato appena detto dallo stesso apostolo sembrando così una terribile contraddizione: <siamo diventati come la spazzatura del mondo, il rifiuto di tutti, fino ad oggi> (4, 13). Non è da meno la pretesa del Signore che reagisce all’imbarazzo giudicante dei farisei con una certificazione su se stesso di altissimo profilo: <Il Figlio dell’uomo è signore del sabato> (Lc 6, 5). Non va assolutamente sottovalutato che proprio nel momento in cui Gesù rivendicava per sé una certa signoria sulla storia e persino su quelle che sono le consuetudini religiose, lo fa usando uno – scelto non certo a caso – dei possibili titoli messianici: quello di <Figlio dell’uomo>. Potremmo definire questo titolo, in confronto ad altri ben più altisonanti, come quello di più basso profilo e, indubbiamente, il più umile e sofferente. 

L’osservanza scrupolosa della Legge non ci deve far dimenticare l’intenzione profonda di Dio che ce l’ha donata proprio per poter vivere come creature amate e custodire così il creato sempre più capaci di conoscere e di lasciarci illuminare dall’intenzione del Creatore. Le spighe che i discepoli raccolgono, generosamente e serenamente, rimandano al simbolo del pane che significa il banchetto originale imbandito con l’atto stesso della creazione e quello escatologico in cui tutti saremo saziati e lo saremo pienamente. A noi ora tocca vivere e condividere il “banchetto intermedio” della vita quotidiana nell’intento sincero non solo di condividere il pane della vita con tutti, ma persino di farci noi stessi nutrimento per ogni fame e consolazione per ogni sofferenza. Nella risposta di Gesù troviamo una intelligenza profonda della situazione, una comprensione profonda delle persone e delle situazioni concrete, conoscenza delle Scritture e capacità di interpretarle unitamente ad una fiducia nelle persone così dissimile dal perpetuo sospetto dei farisei.

Alla scuola del Vangelo di cui il Signore Gesù e l’apostolo si fanno per noi appassionati <pedagoghi> (1Cor 4, 15) siamo chiamati ad apprendere la sapienza di una vita che si lascia orientare dalla Legge e dalle consuetudini senza mai farsi imprigionare, fino a diventare incapaci di fare quel passo di libertà e di creatività senza il quale non saremo mai ad immagine e somiglianza di Dio, nostro padre e creatore. Per il Signore Gesù l’osservanza dei precetti è una scuola di consapevolezza che può persino comportare l’esperienza della trasgressione, ma mai la superficiale sottomissione di chi non accetta di scegliere e vivere nella libertà assumendosene le conseguenze con responsabilità e nella disposizione a pagare in prima persona.

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