Seminatore

Silenzio

I settimana T.O.

Come il sacerdote Eli possiamo metterci <davanti ad uno stipite del tempio del Signore> (1Sam 1, 9) e osservare che cosa avviene. La liturgia ci mette di fronte a due persone: la prima – Anna – che si presenta a Dio <piangendo dirottamente> (1, 10) e l’altro <un uomo posseduto da uno spirito impuro> che <cominciò a gridare> (Mc 1, 23). In ambedue i casi la disperazione sembra essere al colmo ed è al colmo della disperazione – che si fa ribellione nel posseduto e accorata supplica nella donna sterile, ad essere pronunciata una parola che apre alla speranza di qualcosa di nuovo. La parola di Eli – costretto a riconoscere nell’<ubriaca> (1Sam 1, 14) una donna spinta a parlare dall’eccesso non del vino bensì <del mio dolore e della mia angoscia> (1, 16) – si volge a dolcezza fino a dire: <Va’ in pace…> (1, 17). Da parte sua il Signore Gesù, dopo avere sgridato quell’uomo che aveva cominciato <a gridare> (Mc 1, 23), lo libera. Alla fine si respira nuovamente un’atmosfera di quiete e di sollievo. Infatti <al finir dell’anno Anna concepì e partorì un figlio e lo chiamò Samuèle> (1Sam 1, 20) come pure, per quanto riguarda il Signore Gesù, <la sua fama si diffuse subito dovunque, in tutta la regione della Galilea> (Mc 1, 28). La fama di Gesù è legata in mofo forte alla sua capacità di zittire il male e di riportare alla pace coloro che fino a quel momento si sentono interiormente come straziati dal dolore e dallangoscia. Senza avere bisogno di invocare la possessione anche noi facciamo esperienza di questa scissione interiore che altera la nostra vita fino ad impedirci di parlare e quasi obbligarci a gridare. Un cammino è possibile ed è quello di lasciarci prendere per mano dal Signore attraverso la preghiera per recuperare e restituire alla pace sempre più ampi territori della nostra umanità ferita. La nostra esistenza non è così diversa da quella dei pionieri e la terra da abitare finalmente è il nostro cuore che da sterile e amareggiato è chiamato a divenire sereno e fecondo. Come Anna siamo chiamati a fidarci della parola del Signore tanto che <mangiò e il suo volto non fu più come prima> (1Sam 1, 18); come quel pover’uomo <nella sinagoga> (Mc 1, 23) siamo invitati ad accogliere l’invito e il monito del Salvatore: <Taci!> (1, 25). Si potrebbe dire che la storia della salvezza coincide sempre con la storia del silenzio: <la vera solitudine non è l’assenza degli uomini ma la presenza di Dio. […] Non c’è solitudine senza silenzio e il silenzio qualche volta significa anche tacere, ma, il silenzio significa sempre ascoltare>1. Tacere per ascoltare, è questo il cammino che ciascuno di noi è chiamato a compiere personalemente e generosamente nella propria vita al fine di uscire finalmente da quello stato di profonda angoscia in cui siamo sospinti dall’isolamento da cui il potere del male cerca di farci ingoiare. Chissà, forse anche a noi è data la possibilità di dire una parola di speranza come fece Elkanà con Anna, come fece Gesù con quell’<uomo posseduto> (Mc 1, 23). Quanto e quale silenzio è necessario perché ciò si renda possibile!

Signore Gesù, prendici per mano e non saremo più creature sterili, incapaci di generare vita e novità! Ti seguiremo senza inutili grida, senza proteste e domande. Sia per ciascuno il silenzio che parla di te, che lascia parlare te per non inseguire miraggi al di fuori di noi, resteremo saldamente innestati in te, abitanti assorti e profondamente radicati nella terra ora più libera, più nostra, più tua, nel profondo del cuore: grazie, Signore Gesù!!


1. M. DELBREL, Nous autres, gens des rues, Ed. du Seuil, Paris 1966, pp. 83-87.

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