Seminatore

Servire

I settimana T.O.

Cosa mai può accomunare <la suocera di Simone> (Mc 1, 30) e il piccolo Samuele che <dormiva nel tempio del Signore, dove si trovava l’arca di Dio> (1Sam 3, 3). Di certo ambedue sono – almeno all’inizio – <a letto> (Mc 1, 30) ma – in modo ancora più significativo – ciò che la suocera di Simone fa alla fine dopo aver incontrato da vicino ed essersi lasciata incontrare e toccare da lui, Samuele lo fa sin dalla più tenera età: <serviva il Signore alla presenza di Eli> (1Sam 3, 1). In verità potremmo dire che Samuele serviva talmente bene e con passione il sacerdote Eli al cui servizio era stato costretto dal voto materno da essere già al servizio del Signore. Il testo è assai esplicito: <In realtà, Samuele fino allora non aveva ancora conosciuto il Signore, né gli era stata ancora rivelata la parola del Signore> (3, 7). Non è la conoscenza di Dio che genera in Samuele l’attitudine a servire bensì esattamente il contrario: la sua disponibilità piena e generosa nel farsi servo fedele ad ogni richiamo possibile di Eli persino nella notte gli permetterà – aiutato proprio dal sacerdote di Silo – di scoprirsi e offrirsi come <servo> (3, 9) del Signore. I santi Padri meditando sulla <febbre> (Mc 1, 30) che inchioda al letto la suocera di Simone non esitano a dire che si tratti dell’ira che – come una febbre – abbiamo necessità di sfogare o andando in escandescenza o accasciandoci finché passi: <Ciascuno di noi è febbricitante. Quando sono colto dall`ira, ho la febbre ogni vizio è una febbre>1. E ogni vizio che i santi Padri chiamano spesso pensieri radica in una mancanza di docilità e di ascolta, in una eccessiva concentrazione su se stessi che fa ripiegare su se stessi tanto da non poter più servire agli altri non avendo più energie da donare perché totalmente concentrate e assorbite dalla malattia che devasta l’anima e che – aldilà dei vari sintomi – può essere sempre riportata ad una forma di egoismo. Anche noi possiamo imparare dal giovane Samuele che si fa rischiare sempre dalla <lampada di Dio> (1Sam 3, 3) e perciò <crebbe e il Signore fu con lui> (3, 19) proprio perché in obbedienza e fiducia nei confronti di Eli non disse altro se non ciò che egli era stato detto di dire: <Parla, perché il tuo servo ti ascolta> (3, 18). La medicina dell’ascolto può guarire il nostro cuore da <varie malattie> (Mc 1, 34). Possiamo così pregare con le parole di Nerses Shorhalì: <Come la suocera del beato Pietro, Piacciati rialzarmi, Destra del Potente, Affinché come lei anch`io ti serva, Tu che ridai la vita alla mia anima>. Di certo il Signore non solo ci parla nella notte come fece con Samuele ma pure ci rialza da ogni nostra prostrazione e ripiegamento, ma tutto ciò non è per noi stessi e per il nostro comodo, bensì perché la nostra vita sia sempre più capace di mettersi a servire.

Grazie, Signore Gesù, per la mirabile novità di ogni tua chiamata, che rispetta e raggiunge la sensibilità, la capacità di ascolto, la diversa armonia interiore, la storia di ciascuno. Rendi attento il nostro cuore, ravviva in noi la sete della tua Parola e fa’ che, animati dallo spirito di servizio, sappiamo trasformare il tuo dono in operosa dedizione agli altri, gratuitamente, serenamente perché liberi, finalmente, per tua grazia, dall’egoismo e dal ripiegamento su noi stessi!


1. GIROLAMO, Omelie sul Vangelo di Marco, 2.

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