Seminatore

Sedotti

XXXIII settimana T.O.

La prescrizione del re non lascia scampo: <che tutti formassero un solo popolo e ciascuno abbandonasse le proprie usanze. Tutti i popoli si adeguarono agli ordini del re> (1Mac 1, 41-42). In realtà come si vede nella conclusione del testo non proprio tutti si adeguarono al desiderio di quella <radice perversa> (1, 10) che imperversò nel mondo attorno a Israele come un uragano di seduzione. Se non tutti si lasciarono sedurre non furono pochi coloro che furono ammaliati dall’autostima di una cultura – in questo caso quella ellenistica – che sottilmente vanta la propria superiorità fino a comunicare agli altri un senso di inferiorità. Viene ricordato con una data precisa <Nell’anno centoquarantacinque, il quindici di Chisleu> il momento in cui fi innalzato <sull’altare un abominio di devastazione> (1, 54). Eppure sarebbe stato a tutti evidente, soprattutto ai sapienti formati a culto della ragione, che il modo di sentire e di servire Dio in Israele era, di certo, più elevato e meno superstizioso. Eppure la seduzione è un meccanismo che fa sentire l’attrazione per ciò che soddisfa la propria superficialità anche a prezzo di sacrificare la propria sapienza. Per questo <Stracciavano i libri della legge che riuscivano a trovare e li gettavano nel fuoco> (1, 56). Nella storia più volte e da più parti si è cominciato con il bandire e il bruciare i libri prima di bandire le persone e sopprimere la gioia della diversità.

Di tutt’altro tenore è ciò che avviene sulla strada che porta a Gerico ove <un cieco seduto lungo la strada a mendicare> (Lc 18, 35) percepisce il passaggio di Gesù come si percepisce l’avvicinarsi di una raggio di sole anche ad occhi chiusi: illumina e scalda. L’annuncio che viene dato a questo cieco è l’annuncio che può ridare speranza alla nostra vita: <Passa Gesù, il Nazareno!> (18, 36). E quando il Signore passa nella nostra vita non lo fa con l’aria del seduttore che si impone, ma con l’atteggiamento di chi, avendo occhi e cuore per l’altro, sa lasciarsi toccare fino a fari fermare dalla sofferenza e dal desiderio: <Gesù allora si fermò e ordinò che lo conducessero da lui> (18, 40). Un testo di Gregorio Magno ci porta al cuore dell’esperienza del cieco che diventa la nostra stessa chiamata: <Attraverso l’impegno attivo della nostra vita seguiamo quel Gesù che percepiamo nella nostra anima. Guardiamo con attenzione la strada attraverso cui egli cammina e seguiamone le tracce imitandolo. Perché seguire Gesù, significa imitarlo>1.

Imitare il Signore Gesù significa prendere continuamente le distanze da quell’atteggiamento seduttivo che troviamo nella prima lettura per essere capaci di mettersi in ascolto del bisogno e del desiderio dell’altro fino a riconoscerne tutta la preziosità inviolabile: <La tua fede ti ha salvato> (18, 42).


1. GREGORIO MAGNO, Omelie sui Vangeli, II, 2, 8.

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