Seminatore

Sebbene

XXII settimana T.O.

La domanda posta dai farisei ai discepoli del Signore, in realtà chiama in causa lo stesso Maestro. La provocazione suona in questi termini: <Perché fate in giorno di sabato quello che non è lecito?> (Lc 6, 2). La risposta a questa domanda potrebbe essere tratta dalla prima lettura: <ora egli vi ha riconciliati nel corpo della sua carne mediante la morte, per presentarvi santi, immacolati e irreprensibili dinanzi a lui> (Col 1, 22). L’apostolo Paolo proclama con solennità quello che potremmo definire lo statuto della nostra libertà che è legata al fatto di essere intimamente uniti a Cristo Signore e al suo mistero di filiazione al Padre di tutti, nello stesso tempo non dimentica, certo, di ricordare ai cristiani di Colossi come a noi la condizione fondamentale perché tutto ciò possa realizzarsi realmente: <purché restiate fondati e fermi nella fede, irremovibili nella speranza del Vangelo che avete ascoltato, il quale è stato annunciato in tutta la creazione che è sotto il cielo> (1, 23). A partire da queste parole di Paolo possiamo intendere tutta la forza e la carica quasi rivoluzionaria o almeno decisamente destabilizzante della parola di Cristo: <Il Figlio dell’uomo è signore del sabato> (Lc 6, 5).

In realtà l’istituzione del riposo sabbatico rappresenta il sigillo di tutta l’opera della creazione che, nelle Scritture, non è presentata come un atto di potenza soverchiante di Dio, ma come un tenerissimo gesto d’amore attraverso cui l’Altissimo partecipa e condivide la sua stessa vita con le creature e, in modo del tutto particolare, con la nostra umanità. L’istituzione del sabato alla fine dell’opera della creazione sembra essere la garanzia perché la potenza della creazione non scivoli mai in un abuso di potere di nessun tipo. Il creatore e le sue creature che si riposano sono l’icona del senso profondo della creazione che ha come fine la condivisione della gioia di poter vivere e sperare insieme senza mai presumere di poter esercitare una funzione di potenza se non nella logica della gratuità e del dono.

L’esempio che viene evocato dal Signore Gesù per giustificare i suoi discepoli riporta a Davide il quale <entrò nella casa di Dio, prese i pani dell’offerta, ne mangiò e ne diede ai suoi compagni, sebbene non sia lecito mangiarli se non ai soli sacerdoti?> (6, 4). In questo <sebbene> è racchiuso il nocciolo della sfida che il credente è chiamato ad accogliere ogni giorni nella sua vita personale e comunitaria al fine di non trasformare i doni ricevuti da Dio in catene che bloccano o almeno impoveriscono il dinamismo della vita che sta a cuore al nostro Dio e rappresenta il desiderio più vivo e più vero che il suo cuore ha nei nostri confronti. L’evocazione della figura controversa del <Figlio dell’uomo> in cui il Signore Gesù sembra identificare se stesso già prelude alla Pasqua e in certo modo già dice come il vero <sabato> è quello in cui si è capaci di cessare da ogni forma di egoismo per entrare nella logica stessa della creazione e continuarla nella propria vita: donarsi senza misura per fa crescere la vita dentro di noi e attorno a noi. Tutto ciò <sebbene> non sia sempre facile comprendere concretamente che cosa questo significa e meno ancora che cosa concretamente possa o debba significare. Ogni legge è donata a favore della libertà e della vita non per impedirla o mortificarla e questa è la grande <speranza del Vangelo> (Col 1, 23). Le parole e i gesti di Gesù invitano anche noi a prendere posto nella vita  non come essere “servili” ma da “signori”. Ogni atto di libertà trova la sua prova di autenticità nella misura in cui si rivela come un dono di liberazione.

Signore Gesù, aiutaci a vivere da “signori” che comporta il compito di essere generosi con gli altri, accettando di saper rischiare con libertà perfino di trasgredire, senza mai diventare trasgressori per comodo o per superficialità ma per incrementare la speranza di tutti e per tutti sebbene possa costarci la vita.

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