Rispettare

V Domenica di Pasqua

Gli occhi illuminati dallo splendore della Gerusalemme del cielo che fa della Chiesa una sposa e di Cristo lo sposo, possono sopportare e attraversare la tenebra che vela la luce soffusa del Cenacolo quando Giuda si lascia inghiottire dalla notte. Mentre la notte del tradimento e della passione allunga le sue ombre, il Signore Gesù continua ad effondere la luce della sua tenerezza e del suo amore: come io ho amato voi, così amatevi anche voi gli uni gli altri. Il comandamento lasciatoci dal Signore è ciò che può realmente fare nuove tutte le cose dentro di noi e attorno a noi. Il tracciato delle peregrinazioni e delle iniziative apostoliche, descritte nella prima lettura, si possono leggere come il riflettersi all’infinto – in forme sempre nuove – dell’unica salvezza che viene dalla risurrezione. Il cammino è ancora e sempre davanti a noi fino alla consumazione delle nozze nella Gerusalemme del cielo. Un segno distintivo dell’amore è la capacità di rispettare e, per certi aspetti, di amare persino il rifiuto dell’amore! Per questo il Signore lascia partire nella notte della sua scelta e del suo cuore uno dei suoi apostoli, senza imporgli inutilmente il fardello di un appello ad amare cui ormai la vita di Giuda si è completamente chiusa… una chiusura che non può essere forzata dall’amore se non nella forma dell’assoluto rispetto del non-amore. Come scriveva e continuava a dire Raoul Follerau: <La carità è l’ordine che regna nella stessa vita di Dio e si fa riflesso per noi della sua eternità> e aggiunge <solo così potremo diventare veramente umani>. Pertanto, la nostra umanità è come la nave evocata nella prima lettura: possiamo avanzare sfidando le correnti e le onde o accondiscendendo ai venti solo nella misura in cui spiega la propria vela al soffio dello Spirito.

La testimonianza degli apostoli non si identifica prima di tutto con la trasmissione di un messaggio, ma con la condivisione di un’esperienza di forza, di coraggio, di perseveranza, di amore, di resistenza a tutto ciò che fa invecchiare la nostra interiore nuzialità.

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