Seminatore

Raggiante

XVII settimana T.O.

La nota di commento con cui l’Esodo accompagna la discesa dal monte di Mosè può essere un’ulteriore pennellata per comprendere la parabola che il Signore Gesù ci racconta brevemente eppure in modo così suggestivo: <le due tavole della Testimonianza si trovavano nelle mani di Mosè mentre egli scendeva dal monte – non sapeva che la pelle del suo viso era diventata raggiante…> (Es 34, 29). Così possiamo immaginare meglio il volto di quell’uomo che mentre lavora nel campo trova <un tesoro nascosto> (Mt 13, 44), come pure il volto di quel mercante che si trova dinanzi ad una <perla di grande valore> (13, 46). Forse in modo istintuale ci viene da pensare a chissà quale grande tesoro e a quale costosa perla, mentre forse la grandezza di queste scoperte è più legata al valore che hanno per quanti le trovano che non per il loro valore di scambio. In ogni modo non può che essere raggiante il volto di chi sente il cuore – in modo imprevisto – così <pieno di gioia> (13, 44).

Pensare a Mosè che scende dal monte Sinai dopo quaranta giorni e quaranta notti di intimità con il Signore nel digiuno, nella preghiera, nella commovente intesa con il suo Signore da cui fluiscono come dono per tutti <le due tavole della testimonianza> che regolano e orientano la vita come un’avventura di relazione a due dimensioni: il rapporto con Dio e quello con i propri simili. Per tre volte nella prima lettura ritorna l’aggettivo <raggiante> (Es 34, 29. 30.35). Il motivo è chiaro: <poiché aveva conversato con il Signore>. Attraverso questo riferimento che troviamo nell’Esodo possiamo capire meglio a che cosa alluda il Signore Gesù nelle due brevi parabole. Il tesoro e la perla sono due modi diversi per indicare la stessa cosa: la relazione con Dio su cui si fonda la nostra relazione con i fratelli. Il tesoro e la perla esigono la capacità e la volontà di concentrare interamente tutte le proprie forze, le proprie risorse, i propri desideri e non certo con il volto triste e afflitto, bensì con un entusiasmo grande e una gioia raggiante.

Possiamo oggi commisurare la nostra vita e le nostre attitudini con quelle di Mosè che scende dal monte e con quelle di questi due uomini di cui ci parla il Signore Gesù e chiederci se abbiamo trovato realmente il tesoro e la perla. Essi sono il segreto della nostra gioia: stringere tra le mani i segni di una relazione vissuta nella gioia indicibile e inenarrabile di un’intimità raggiante che si fa testimonianza e condivisione, non di una Legge ricevuta come imposizione di un Dio terribile e distante, ma come traccia di un amore provato che si fa indicazione di strada. Questo non solo per se stessi, ma quale dono da fare agli altri come quando, tornando da una faticosa e appassionante ascensione, si porta in regalo a valle il sorriso di qualcosa di bello e il racconto dai fiochi contorni di un’esperienza che fa palpitare. Eppure non si può dimenticare che per essere raggianti bisogna accettare di esporsi nel duplice senso di una pellicola fotografica o di un viso che non si sottrae al sole. C’è sempre un rischio da correre perché un vero contatto con il divino non può lasciare la vita uguale. Per questo Mosè fa a valle ciò che più ragionevolmente avrebbe dovuto fare sul monte: <si pose un velo sul viso> (Es 34, 33). 

Signore Gesù, intuiamo la bellezza e la gioia di scoprire la relazione con te come un tesoro e una perla il cui valore è incommensurabile. Aiutaci ogni giorno non solo a scoprire ma anche a custodire e condividere con lo stesso trasporto e la stessa gioia raggiante.

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