Seminatore

Quadrato

Maria Addolorata

Curiosamente il Vangelo della Passione secondo Giovanni fa quadrato ai piedi della croce del Signore. Appena prima del testo che leggiamo in questa memoria che prolunga la festa di ieri si parla della tunica inconsutile del Signore che viene divisa tra <quattro> soldati. A questi quattro soldati senza nome e senza volto, l’evangelista sembra avere bisogno di contrappore altre quattro figure di donne con un volto preciso tanto a che – solo a loro – viene loro dato da un nome. Queste donne sembrano fare quadrato – nel senso militare del termine – perché la croce non venga come profanata dalla violenza della nostra umanità bruta abituata a prendere, ma sia compresa come luogo di nuova genesi e di fecondità nuova. Il quadrato delle donne mette in luce il mistero di quel discepolo amato che non è il rimasuglio buono dei Dodici, ma la promessa di ciò che ciascuno è sempre in grado di diventare. Le donne sotto la croce sembrano assicurare, come nel momento del parto, uno spazio adeguato per un parto ancora più doloroso di quello della nascita eppure così importante per la nostra speranza e quella di tutta l’umanità.

Tra queste donne spicca la figura della Madre di Gesù, che nel vangelo di Giovanni compare per la prima volta proprio a Cana dove sembra mettere al mondo il Figlio Gesù permettendogli e quasi costringendolo a manifestarsi. Sotto la croce Maria diventa simbolo della Chiesa e di ogni credente chiamato a restare fino all’ultimo sotto la croce per accogliere gli inizi della nuova creazione che sgorgano dal cuore trafitto dell’Agnello immolato. Colei che lo accompagna nella sua prima tappa di rivelazione non può che accompagnarlo anche nella sua ultima tappa di piena rivelazione dell’amore. La presenza di Maria – e non solo di lei, ma quella di altre donne unitamente al discepolo speciale perché amico – è come il vessillo che si leva attorno a quella croce di cui ieri abbiamo celebrato l’esaltazione e quasi il trionfo. Laddove la Chiesa costantiniana edificava basiliche che segnavano il trionfo della cristianità con tutte le sue luci corredate da inevitabili ombre, una sottile pietà legata ai più poveri e, ancora una volta, alle donne cerca di rammemorare “quegli altri” e soprattutto “quelle altre” che furono capaci di sopportare il più crudo fallimento di Gesù senza che l’amore si incrinasse minimamente anzi lo dilatò enormemente: <da quell’ora il discepolo la prese con sé> (Gv 19, 27).

La madre che sta sotto e presso la croce ci mostra l’amore invincibile che si fa indicibile. Maria ci ricorda che l’amore non intristisce neppure nel dolore più acuto e urlante, ma fiorisce ancora più vigoroso. Maria accompagna il suo Figlio fino all’estremo dono della sua vita sapendo portare con lui il peso del fallimento e del ridicolo fino a mescolare le sue lacrime materne al suo sangue effuso. La memoria di oggi non ci fa più stare come la festa di ieri di fronte alla croce, ma ben più umilmente proprio e solo ai piedi di essa. Maria è quella piccola fiamma che tutto il tormentoso buio del Golgotha non può spegnere ed è capace di trapassare la notte più spessa come una spada di luce non abbagliante ma lacerante. Il luogo del supplizio diventa per la presenza di Maria e di quanti si stringono accanto a lei, un santuario, l’unico e vero tempio di cui aveva parlato Simeone, di cui aveva parlato il Signore Gesù. Come dice Charles Peguy: <impossibile che il soffio della morte la spenga>. Il parto di Maria si compie sotto la croce e non c’è nessun travaglio di umanità che sia ormai estraneo alla vita alla passione di Dio.

Signore Gesù, oggi contempliamo Maria ai piedi della tua croce, partecipe della tua passione e ti chiediamo di insegnarci a restare saldi, anche nei momenti di dolore. Dove c’è una sofferenza restiamo come sentinelle nel buio, attendiamo con la preghiera, l’intercessione, i gesti di amore perché le tenebre lascino il posto all’aurora della tua resurrezione. Per intercessione della tua santa Madre addolorata, donaci di perseverare e di vigilare.

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