Profeti e angeli

XIII Domenica T.O.

Con la pericope di oggi ci troviamo al punto di svolta di tutto il Vangelo secondo Luca: stavano compiendosi i giorni in cui sarebbe stato elevato in alto. Mentre in Gesù si fa chiara – sempre più chiara – la coscienza di quello che sarà l’epilogo della sua testimonianza, ecco egli letteralmente indurisce la faccia verso Gerusalemme che è il luogo delle più grandi contraddizioni: la passione seguita dalla risurrezione. L’autocoscienza del Signore viene come partecipata ai discepoli i quali vengono corretti – pensiamo alla reazione di Giacomo e Giovanni – e decisamente orientati: lascia che i morti seppelliscano i loro morti. Lo stesso Signore fa riferimento alla chiamata di Eliseo da parte del profeta Elia e ne radicalizza ulteriormente l’esigenza poiché non avere dove posare il capo significa poter essere ancora più disponibili a lasciarsi guidare dallo Spirito ricevendo così il mantello della chiamata di Cristo che non è una cappa, ma uno spazio libero e liberante di libertà. Ancora oggi il Signore, attraverso i suoi misteriosi profeti e angeli che camminano accanto a noi senza che ci rendiamo conto del loro ruolo, continua a chiamare ciascuno di noi a seguire i cammini della libertà mostrandoci atti a prendere decisioni non solo libere, ma pure chiare e capaci di cambiare la nostra vita e quella di coloro che condividono abitualmente -oppure intersecano occasionalmente – i nostri percorsi esistenziali. Paolo ci mette in guardia: Che questa libertà non divenga però un pretesto per la carne; mediante l’amore siate invece a servizio gli uni per gli altri

Pensare al discepolato, alla vita cristiana, alla vita spirituale come un lungo, faticoso e appassionato pellegrinaggio di libertà corrisponde profondamente all’evangelo che è Gesù Cristo: in lui, con lui e per lui possiamo e dobbiamo essere liberi e decisi.

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