Seminatore

Porte

S. Bartolomeo

Le <dodici porte> di cui ci parla il testo dell’Apocalisse sono un simbolo pere dire i dodici modi con cui, diversamente e unicamente, gli apostoli hanno seguito il Signore Gesù e hanno resto testimonianza al suo Vangelo. Nel testo evangelico vediamo sfilare sotto i nostri occhi prima Filippo e poi Natanaele i quali si mettono a seguire il Signore e a testimoniare di lui in modo così diverso e così unico. C’è spazio… c’è modo anche per ciascuno di noi. Lo spettacolo che si offre ai nostri occhi è al contempo quello di una sicurezza inviolabile protetta da una pace invalicabile non disgiunto da una infinita possibilità di accoglienza. Questa ricchezza di porte indica proprio l’ampia gamma di possibilità per entrare ed uscire da questa splendida città il cui splendore <è simile a quella di una gemma preziosissima, come pietra di diaspro cristallino> (21, 11). Tutti sappiamo che questa è una magnifica icona della Chiesa di cui oggi festeggiamo uno dei <dodici basamenti sopra i quali sono i dodici nomi dei dodici apostoli dell’Agnello> (21, 14). 

Si tratta di Bartolomeo che la tradizione identifica con Natanaele e che è ritenuto l’apostolo che si è spinto più lontano – al pari di Tommaso – avendo predicato il vangelo in India dove avrebbe ricevuto il martirio. A nessuno sfugge la sua figura nella rappresentazione michelangiolesca della Cappella Sistina poiché sulla sua pelle – scorticata dal martirio – l’artista avrebbe raffigurato il suo stesso volto. Forse perché in questo apostolo – alla fine del quarto vangelo scopriamo essere <di Cana di Galilea> (Gv 21, 2) – Michelangelo ha potuto ritrovare un po’ della propria supponenza e della propria resistenza a farsi troppo travolgere dall’entusiasmo altrui rischiando così di sembrare troppo credulo. Difatti quando <Filippo incontrò Natanaele> (Gv 1, 45) partecipandogli la sua grande scoperta e la sua grande gioia la risposta fu immediata e pungente: <Da Nazaret può mai venire qualcosa di buono?> (1, 46). A questa reazione così prevenuta nessuno sembra reagire, né Filippo il quale gli rispose <Vieni e vedi> né tantomeno il Signore Gesù che lo accoglie con ammirazione: <Ecco davvero un Israelita in cui non c’è falsità> (1, 47). Ben a ragione la risposta sarebbe potuta risuonare in modo assai diverso: “e da Cana?”.

Come spiegava recentemente p. Radcliff parlando della necessità di annunciare il vangelo alle nuove generazioni: <Incontrare Gesù vuol dire incontrare qualcuno che già ci riconosce> e che non si lascia troppo impressionare né irretire dalle nostre reazioni istintive ma ne sa soppesare e palesare la provenienza più profonda nascosta e mascherata. Il Signore conosce Natanaele come nessun altro: <quando eri sotto il fico> (1, 48) forse a meditare sul senso della sua vita e sul mistero del suo cuore. Dal Signore Gesù dobbiamo imparare come Chiesa. Così continua p. Radcliff: <noi possiamo accettare questo dono che Dio ci offre nella persona di Natanaele solo se prima accettiamo il modo con cui Natanaele si dona a noi. L’aspetto con cui si presenta è quello che dobbiamo vedere, anche se, in definitiva, si tratta di una maschera che può essere rimossa…. >1. Il primo passo non è rettificare o correggere le reazioni ma tenere aperte tutte le <dodici porte> (Ap 21, 12) per essere capaci di aderire a Cristo <con l’entusiasmo sincero di san Bartolomeo> (Colletta).

Signore Gesù, rinnova in noi l’entusiasmo che fu dell’apostolo Bartolomeo e fa’ che la nostra passione per la tua sequela sia contagiosa perché anche altri possano trovare in te la loro casa e la loro strada passando attraverso la porta del loro cuore: unica e bella come una perla.


1. T. RADCLIFF, <Vi annuncio una grande gioia> in Testimoni (2006) 21, pp. 30-31.

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