Seminatore

Piccolo!

XVI settimana T.O.

Le splendide parole del profeta Michea riassumono, nell’ultimo versetto della prima lettura, le coordinate essenziali e irrinunciabili del cammino di fede. La sfida per ogni discepolo è quella di abbracciare – decisamente – un cammino verso la piccolezza attraverso una capacità sempre più vedente di quei piccoli segni che, nel quotidiano, sono il segno della presenza di Dio che accompagna e guida i nostri cammini. Davanti alla richiesta degli scribi e farisei di poter vedere un <segno> (Mt 12, 38), il Signore Gesù risponde offrendosi come segno che non si impone, ma che si dona e si lascia leggere senza mai interpretare se stesso. Il riferimento <alla regina del Sud> (12, 42) e a <Giona, il profeta> (12, 39) non fanno altro che sottolineare la necessità di un lungo e rischioso viaggio per poter verificare le proprie intuizioni, la propria chiamata e persino la propria curiosità. 

Per il profeta Michea non ci sono dubbi: l’unico modo per comprendere e vedere consiste nel <camminare umilmente con il tuo Dio> (Mi 6, 8), imparando a collezionare come si fa con le conchiglie sulla spiaggia del mare i piccoli segni posti nella e dalla nostra vita per poter infine respirare il mistero degli abissi più profondi. Non raramente il bisogno di vedere un <segno> rende ciechi, sordi, insensibili e questo capita non solo agli scribi e ai farisei… ma rischia di rendere ciechi anche noi! La cecità più grave è proprio quella di identificare il senso delle cose e della nostra stessa vita con la loro grandezza. Alla scuola del mistero di Cristo e del suo Vangelo siamo chiamati a riconciliare profondamente con la nostra piccolezza creaturale. Solo se ci accogliamo per quello che siamo saremo in grado di fare altrettanto nei confronti degli altri, senza condannarci alla maledizione del confronto e della ricerca di primeggiare.

Bisogna riconoscerlo: spesso, troppo spesso, sogniamo e attendiamo segni così grandi da essere improbabili. Spesso, troppo spesso, la tendenza ad aspettarci grandi cose ci rende ciechi e insensibili a tutti quei segni che costellano il nostro cammino che, se visti e accolti, sarebbero capaci di rendere bella e piena di senso la nostra vita. La domanda che i farisei pongono al Signore Gesù non è poi così lontana da ciò che noi stessi ci aspettiamo e desideriamo. Potremmo oggi prendere un momento di riflessione personale in cui avere il coraggio di elencare onestamente ciò che ci aspettiamo da Dio, dagli altri e da noi stessi. Dopo aver dichiarato le nostre aspettative, potremmo fare un passo in più: assumere il reale così com’è quale luogo in cui ricevere il meglio dalla vita e dare il nostro meglio nella vita. Il profeta Michea si rivolge direttamente ad ognuno di noi e quasi aldilà – sarebbe meglio dire precedentemente – della nostra scelta e pratica di fede: <Uomo, ti è stato insegnato ciò che è buono e ciò che richiede il Signore da te: praticare la giustizia, amare la bontà, camminare umilmente con il tuo Dio> (Mi 6, 8).

0 commenti

Lascia un Commento

Vuoi partecipare alla discussione?
Fornisci il tuo contributo!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.