Passione e distacco

XIV Domenica T.O.

Il modo con cui il Signore Gesù ci chiede di annunciare – in forma testimoniale e non monumentale – il Vangelo, è quello di farlo con passione e distacco. Si tratta di essere agili e liberi, profondamente coinvolti senza essere ossessionati e preoccupati. Al discepolo è chiesto di non giudicare la reazione all’annuncio di cui è umile e sereno portatore: <Se vi sarà un figlio della pace, la vostra pace scenderà su di lui> (10, 6). Al discepolo è chiesto di rimanere discreto e di non presumere troppo nel valutare e nel giudicare la reazione degli altri all’annuncio del Vangelo. La croce di cui ci parla Paolo nella seconda lettura è l’unica cattedra che la Chiesa può conoscere ed è quella di una madre che allatta ogni creatura come un figlio, piuttosto che la predella da cui giudicare tutto e tutti. La parola di Paolo <quanto a me non ci sia altro vanto che nella croce del Signore nostro Gesù Cristo, per mezzo della quale il mondo per me è stato crocifisso, come io per il mondo> (Gal 6, 14), si sposa con quella del profeta Isaia: <Così sarete allattati e vi sazierete al seno delle sue consolazioni; succhierete e vi delizierete al petto della sua gloria> (Is 66, 11). A queste due immagini, dominate dalla logica del servizio e del dono, si oppone il riferimento a <Sodoma> (Lc 10, 12), la città evocata dal Signore Gesù per caratterizzare chiaramente ciò che si oppone alla logica del Regno e al mistero della sua crescita nel cuore della nostra umanità. Sodoma può ben indicare una civiltà che si chiude su se stessa.

Ciò che realmente può dare vigore al nostro viaggio è la coscienza della presenza di qualcuno che ci manda e che ci copre le spalle con il suo sguardo e la sua parola: unica ricchezza che esige tutta la nostra povertà e tutta intera la nostra generosità.

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