Seminatore

Parlare

XVI settimana T.O.

In pochi versetti troviamo nella prima lettura un triplice riferimento al <parlare>, mentre il Signore Gesù chiede a ciascuno di aprirsi ad un ascolto sempre più profondo e più vero di quella che è la <volontà del Padre> (Mt 12, 50). Nella tradizione ebraica i legami familiari sono fortissimi come in tutte le antiche culture e assumono un peso ancora più grande a motivo della fede condivisa nel Dio dei Padri che si riceve in eredità con il latte materno e si identifica con i propri legami di sangue che risalgono fino a Dio. Questo ha come effetto che la famiglia, come in molte culture antiche i cui valori sopravvivono talora fino ai nostri giorni, ha un diritto di parola che si fa talora diritto di veto sulla vita e le scelte dei propri congiunti. L’evangelista Matteo ci mostra uno di questi momenti particolari in cui i familiari di Gesù hanno bisogno di <parlargli> (12, 46) e la reazione del Signore è un invito a porsi piuttosto in ascolto che esige come primo passo quello di non rimanere più <fuori> (12, 47) dal gruppo di quanti stanno ascoltando la sua parola, ma di accettare di esserne parte.

Questo passaggio dal pensare e dal voler parlare al decidere di mettersi in un ascolto che si fa obbedienza e conformazione alla volontà del Padre è, nella vita quotidiana di ogni credente, il vero e continuo esodo attraverso il mare di cui ci parla con toni epici la prima lettura. L’elemento dell’acqua rimanda sempre al “materno” senza il quale nessuno potrebbe venire alla luce e avere accesso alla vita, nondimeno le acque perché possano permettere la vita devono necessariamente separarsi per creare le possibilità all’umido dell’indistinto fusionale, di cedere il posto all’<asciutto> (Es 14, 22) della differenziazione. Questo processo – doloroso – è imprescindibile per dare spazio alla libertà che esige un vero processo di individuazione. Il testo dell’Esodo ci ricorda come <Invece gli Israeliti avevano camminato sull’asciutto in mezzo al mare> (14, 29). Il Vangelo ci esorta a relazionarci con il Signore Gesù con le nostre orecchie e con il nostro cuore finalmente unificato e personalizzato che, per questo, non ha più bisogno di identificarsi con una “famiglia”, con un “gruppo”, con un “insieme”.

Non basta, infatti, mutare la rigida appartenenza per il vincolo di sangue ad una famiglia da cui siamo stati generati, per creare un sedicente legame con una “famiglia spirituale” per essere nella logica del Vangelo. Bisogna riconoscere che talora simili legami sono ancora più potenti e invasivi di quelli familiari e il segno è che si abbia un continuo bisogno di parlare nel senso di ascoltare poco per imporre il proprio modello interpretativo del reale. Non è facile trovarsi dalla parte del popolo che attraversa il mare verso la libertà o dalla parte degli Egiziani che sono sommersi dalle acque mentre cercano di riportare a casa i loro schiavi di sempre, la cui fuga ha messo in crisi il loro sistema di vita. Potremmo chiederci in che cosa possa realmente consistere fare la volontà del Padre. Una risposta possibile potrebbe essere quella di cominciare a mettere in conto di non conoscerla e di doverla faticosamente apprendere come e con tutti gli altri.

Signore Gesù, insegnaci l’arte di parlare dopo aver appreso l’arte di ascoltare per creare continuamente in noi e attorno a noi una spazio di vita dopo aver prosciugato ogni paura e ogni terrore dinanzi al compito esigente e talora sfiancante di andare diritti per la strada della libertà che passa attraverso il mare del rischio e della passione.

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