Seminatore

Novantanove anni!

XII settimana T.O.

La prima lettura comincia ancora una volta con una nota cronologica: <Quando Abram ebbe novantanove anni…> (Gen 17, 1). Sembra proprio che il Signore attenda questo passaggio della vita del suo servo e amico per donargli il figlio tanto promesso il cui dono invece di essere il segno della forza generativa di Abramo e di Sara diventa il segno dell’alleanza che l’Altissimo ritesse continuamente con la nostra umanità rinnovando e ottimizzando i doni della creazione. Da una parte, il Signore rinnova la sua promessa: <Quanto a Sarài tua moglie, non la chiamerai più Sarài, ma Sara. Io la benedirò e anche da lei ti darò un figlio> (17, 16). Davanti a questa promessa rinnovata la reazione di Abram è automatica come tutte le volte in cui scoppiamo a ridere o ci mettiamo a piangere: <Allora Abramo si prostrò con la faccia a terra e rise e pensò: “A uno di cento anni può nascere un figlio? E Sara all’età di novant’anni potrà partorire?> (17, 17). Se questo modo di pensare e di argomentare di Abramo ci sembra così sensato e ci appartiene, sembra che, invece, da parte del Signore le cose stiano veramente in modo diverso: il compimento di ogni promessa esige lo scavo del desiderio fino al punto più basso e forte della nostra vita perché sia autentico e apra ad una fecondità che non sia ripetitiva, ma inedita.

Nel Vangelo sembra che l’ordine dei fattori sia inverso, ma la sostanza è uguale. In questo caso è un lebbroso che prende l’iniziativa e chiede al Signore Gesù di intervenire nella sua vita segnata da una sofferenza così escludente da essere già una forma di morte vissuta: <Signore, se vuoi, puoi guarirmi> (Mt 8, 1). La reazione del Signore Gesù è immediata e amplificata: <Lo voglio: sii purificato!> (8, 3). Questa parola capace di ridare pienezza di vita è preceduta da un gesto che indica non solo la volontà di esaudire una preghiera, ma pure il desiderio di coinvolgersi personalmente nel dolore e nell’attesa dell’altro. Infatti, il Signore <Tese la mano e lo toccò> ! La lunga attesa di Abramo che dura un secolo, e la drammatica esperienza del lebbroso ci mettono di fronte alla necessità di scavare lo spazio per accogliere il dono di una pienezza di vita che sia percepita come un dono che ci tiene in relazione con la fonte della vita che si fa sorgente continua di salvezza.

La preghiera di Abramo verrà infine esaudita, la speranza di questo lebbroso verrà infine coronata, ma non senza attraversare interamente la fatica dell’attesa e della preghiera come modo di prendere sul serio la propria sofferenza e presentarla all’Altissimo perché sia guarita. Per tutti e per ciascuno si rende necessario passare dall’esperienza del tempo vissuto come una lebbra che corrode, alla sensazione profonda di un tempo che corrobora.

Signore Gesù, sii nostra guida e nostro sostegno nella dura sfida di attraversare i lunghi tempi dell’attesa nella speranza di una vita che sia piena. Quando ci sorprendi con la tua promessa donaci di prenderti sul serio e di fare a nostra volta sul serio portando a compimento l’opera che tu hai cominciato dentro di noi.

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