Nostri “amici”

XXV Domenica T.O.

Un profeta umile, di origine pastorale e semplice contadino, è costretto suo malgrado da Dio a farsi sua voce contro tutti coloro che opprimono il <povero> e sfruttano gli <umili del paese>. Il testo così rigoroso sembra essere in contrasto con la parabola creando una certa confusione nella nostra mente e nel nostro cuore chiamati a prendere come modello un amministratore chiarmamente e deliberatamente <disonesto>. Per vivere quella <vita calma e tranquilla, dignitosa e dedicata a Dio> che Paolo consiglia di chiedere nella preghiera come dono è necessario imparare a procurarsi degli <amici> facendo leva sul <poco> che siamo e sapendo investire persino sulle nostre fragilità per trasformare ogni situazione in un’occasione. Il Signore ci mette in guardia dalla pusillanimità e da quella sorta di depressione spirituale che rischia di paralizzare e impoverire la vita. A differenza dei gaudenti di Samaria, nella parabola alla fine tutti hanno un piccolo vantaggio di gioia non escluso il padrone che, in realtà, non ha molto da perdere e tutto da guadagnare con un amministratore pieno di <scaltrezza> non disgiunta da capacità di rimettere qualche debito. La domanda si fa urgente: come fare a discernere se si sta agendo come <figli di questo mondo> o come <figli della luce>? Una risposta e un criterio possibili ci vengono offerti dal profeta Amos nella prima lettura: a partire da quello che è il nostro atteggiamento verso <il povero> e verso <gli umili>. Se accettiamo di fare di questi ultimi i nostri <amici> (Lc 16, 9), saranno loro ad accoglierci nelle <dimore eterne> facendoci spazio, già fin d’ora, nella loro vita.

Per essere degni di ricevere fiducia da parte del Signore siamo invitati – quasi in modo paradossale – a non accasciarci e a non limitarci continuamente sul dovuto ma a dinamizzare la nostra intraprendenza cominciando da quel poco da cui viene il molto.

1 commento
  1. cristina
    cristina dice:

    nessun servo può servire a due padroni . Non potete servire a Dio e a mammona.
    c’è una ricchezza di ingiustizia e c’è una ricchezza vera.
    si può ottenere di essere lodati ed essere accolti nelle dimore eterne anche con la ricchezza ingiusta usandola in modo accorto, cioè condividendola con chi è nel bisogno, con i poveri.
    ma c è anche una ricchezza che è quella vera, dentro di noi ,che è essere fedeli alla verità di noi stessi, scegliendo Lui come nostro Signore sempre…perchè chi è fedele nel poco è fedele anche nel molto.

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