Seminatore

Non fa danno

XII settimana T.O.

Il salmo responsoriale sembra fare da contrappunto al contenuto della prima lettura aiutandoci a riconoscere in Abram non solo il nostro padre nella fede, ma pure il nostro modello di relazione con i nostri compagni di viaggio che sia realmente illuminato e intimamente liberato dall’esperienza di fede. Così canta il salmista parlando dell’uomo buono: <Non fa danno al suo prossimo> (Sal 14, 3). Anzi, non solo Abram non danneggia Lot, ma lo favorisce avendo a cuore la pace come possibilità e capacità di reinventare continuamente le modalità della relazione. Abram si mostra capace di una libertà e di un’agilità che sono il frutto della sua fede che prima di essere espressione teorica di un “credo” è espressione di una fede pratica capace di cogliere i rischi cui la vita continuamente è esposta e di trovare le soluzioni più adeguate perché ci sia vita per tutti: <Non vi sia discordia tra me e te, tra i miei mandriani e i tuoi, perché noi siamo fratelli. Non sta forse davanti a te tutti il territorio? Sepàrati da me> (Gen 13, 8-9).

Le parole che Abram rivolge a Lot sono paradossali eppure così vere: per salvaguardare la pace e custodire la fraternità bisogna talora accettare di separarsi. Pertanto Abram libera Lot e gli permette di scegliere per sé <tutta la valle del Giordano> (13, 10), ma liberando il desiderio in Lot, Abram libera se stesso da un legame che rischia di bloccare la vita di tutti. Paradossalmente il nostro padre nella fede si apre così, ancora una volta, ad un cammino inedito, permettendosi di ricevere ancora una volta una parola da parte di Dio che dinamizza ulteriormente il suo cammino. Sembra che il Signore parli ad Abram solo quando <Lot si era separato da lui> per chiedergli di allargare ancora di più la sua visuale: <Alza gli occhi… spingi lo sguardo> (13, 14). Tutte cose rese possibili da un modo di sentire la vita da parte di Abram il quale ha fede nel fatto che la terra, nonostante tutti i litigi tra mandriani, possa in realtà bastare per tutti e per questo non teme di stabilirsi tra <uomini malvagi> (13, 13).

Alla luce della parabola vivente di fede che è il nostro padre Abramo possiamo sentire tutta la forza liberante e non costringente della parola del Signore Gesù: <Entrate per la porta stretta…> (Mt 7, 13). La promessa che il Signore ci fa è di permetterci di sperimentare, fino a sostenere, le strettoie della vita tanto da essere in grado di percepire ogni spazio come veramente ampio. Se la porta è amplissima rischiamo di sentire anche gli spazi più comodi come fossero troppo angusti. La consegna del Signore: <Tutto quanto volete che gli uomini facciano a voi, anche voi fatelo a loro> (7, 12) è una regola non solo aurea per quello che ci permette di costruire con gli altri. Lo è soprattutto per quella pace e libertà che riesce a donare al nostro cuore liberandoci dal pericolo di lasciarci calpestare e persino sbranare da quei pensieri che ci fanno perdere la misura delle <cose sante> e delle <perle> (7, 6) che abbiamo ricevuto in dono dalla vita.

Signore Gesù, aiutaci ad andare oltre la nostra paura di essere danneggiati e persino defraudati per immaginare creativamente percorsi sempre nuovi e soluzioni ancora impensate e non ancora collaudate per salvaguardare la nostra e l’altrui libertà come il bene più prezioso.

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