Seminatore

Mistero

XXIII settimana T.O.

Mistero! Questa parola così cara all’apostolo Paolo che ricorre nel suo epistolario con una frequenza e intensità degne di nota (18 volte nell’epistolario paolino, 2 volte nell’Apocalisse, 1 volta nel Vangelo di Marco). Il profeta Daniele usa questo termine non certo privo di ambiguità per indicare il disegno di Dio che si invera nella storia (cfr. Dn 2, 28).  In un breve testo come la prima lettura di quest’oggi ricorre due volte nello spazio di due versetti consecutivi: <il mistero nascosto da secoli e da generazioni, ma ora manifestato ai suoi santi. A loro Dio volle far conoscere la gloriosa ricchezza di questo mistero> (Col 1, 26-27). Nella logica delle parole di Paolo sembra proprio che ci sia una contiguità e una necessaria continuità tra <mistero> e ministero il cui nesso è una reale partecipazione, con tutta la propria vita, a ciò che si vuole comunicare non come una teoria astratta, ma come in una modalità di partecipazione assai forte: <sono lieto nelle sofferenze che sopporto per voi> (1, 24).

Nel Vangelo le <sofferenze> di cui parla l’apostolo come luogo privilegiato di condivisione dell’incessante flusso di grazia che dalla vita intima di Dio si riversa sulla nostra vita e sulla creazione intera, si traduce – in modo ancora più forte – nell’attitudine del Signore che si lascia interrogare, senza peraltro essere interrogato, dalla sofferenza di <un uomo che aveva la mano destra paralizzata> (Lc 6, 6). L’evangelista annota con precisa accuratezza che la sofferenza, o meglio la sensibilità alla sofferenza è il crinale che discerne e distingue radicalmente l’attitudine di Cristo Signore da quella dei farisei i quali <lo osservavano per vedere se lo guariva in giorno di sabato, per trovare di che accusarlo> (6, 7). 

La sofferenza, non solo interroga il cuore di Cristo fino a fargli scegliere di rischiare personalmente, ma diventa pure motivo per interrogare e scuotere: <Domando a voi: in giorno di sabato, è lecito fare del bene o fare del male, salvare una vita o sopprimerla?> (6, 9). Il <mistero> così caso alla ricerca filosofica dei greci cui si rivolge la predicazione di Paolo è, in realtà, lo stesso <mistero> cercato e adorato dai pii israeliti primi fra tutti i devoti farisei. Il Signore Gesù non nega tutto ciò, ma ci chiede di far passare sempre la ricerca e l’apertura al mistero attraverso una sensibilità alla sofferenza che diventa il banco di prova del nostro autentico livello di spiritualità sempre da provare al banco del livello della nostra umanizzazione. Quando il Signore Gesù dice con forza: <Tendi la tua mano!> (6, 10) non fa altro che rimettere in moto il movimento della creazione. La <collera> (6, 11) dei farisei non è altro che la rivelazione di una profonda opposizione a Dio nonostante sembri che si facciano strenui difensori del <mistero> di Dio che, in realtà, è tutt’uno con la capacità di farsi carico del mistero dell’uomo senza ambiguità e illusioni misticheggianti, ma con una capacità crescente di incarnazione e di dedizione alla pienezza di vita dell’altro: <per rendere ogni uomo perfetto in Cristo> (Col 1, 28). Per la terza volta Paolo evoca la “parola magica” delle ricerche religiose del suo tempo dandole un senso più ampio, più profondo, più incarnato: <perché i loro cuori vengano consolati. E così, intimamente uniti nell’amore, essi siano arricchiti di una piena intelligenza per conoscere il mistero di Dio, che è in Cristo: in lui sono nascosti tutti i tesori della sapienza e della conoscenza> (Col 2, 2-3).

Signore Gesù, saziaci al mistero di ogni tua parola e di ogni tuo gesto perché il ministero del Vangelo possa essere rivelato ad ogni uomo e ad ogni donna come la via regale per portare a pienezza la nostra immagine e la nostra somiglianza che riveli al mondo la forza della tua grazia.

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