Libertà regale

Cristo Re

Ancora una volta l’evangelista Marco cede il posto a Giovanni con il quale concludiamo questo anno liturgico. Lo facciamo ritornando al momento più forte della vita del Signore, che è la sua gloriosa Passione. Mentre Pilato e i notabili del popolo cercano di stabilire o di falsificare la verità dei fatti che riguardano il profeta che viene dalla Galilea, il Signore Gesù rivela con la sua libertà regale la verità della sua persona che fa tutt’uno con il mistero della sua missione. Davanti al tentativo di delegittimare la pretesa messianica di Gesù, questi con la sua parola, i suoi gesti e persino i suoi silenzi rivela l’ordine e il modo divino di leggere e guidare la storia. L’annuncio di Gesù non può essere distrutto perché non può essere manipolabile in quanto <non è di questo mondo>. Pilato è la maschera di turno – la storia ne produce in continuazione – sotto cui si nasconde il Nemico della libertà e della verità. Mentre portiamo a compimento il ciclo di un anno liturgico in cui ci è stato dato nuovamente di meditare il mistero di Cristo e ci prepariamo a vivere un nuovo Avvento, la Liturgia ci chiede di volgere lo sguardo del nostro cuore <a Colui che ci ama e ci ha liberati dai nostri peccati con il suo sangue, che ha fatto di noi un regno, sacerdoti per il suo Dio e Padre, a lui la gloria e la potenza nei secoli dei secoli. Amen> (Ap 1, 5-6). Il veggente di Patmos è talmente preso dalla sua visione di Cristo Risorto da ritenere che a Lui si debbano volgere <anche quelli che lo trafissero> (1, 7). In una parola, nessuno è escluso. Al contrario, ognuno è invitato ad entrare nel Regno di Dio che ci è stato annunciato in Cristo Signore. La Liturgia di questa domenica ci fa contemplare il mistero del Regno di Dio. Il Regno viene attraverso la contemplazione di Gesù il quale davanti a Pilato dichiara con solennità: <Io sono re> (Gv 18, 37). Nella misura in cui ciascuno di noi si mostra in grado di accogliere la logica del Vangelo partecipa di questa medesima regalità. Ma qual è il segreto del re, potremmo chiederci? Una risposta possibile a questa domanda la troviamo nella Colletta della Messa: <Dio onnipotente ed eterno, che hai voluto rinnovare tutte le cose in Cristo tuo Figlio, Re dell’universo, fa’ che ogni creatura, libera dalla schiavitù del peccato, ti serva e ti lodi senza fine>. Il <segreto del re> (Tb 12, 7) è proprio il mistero della libertà in una modalità di relazione in cui non ci sono <servitori> (Gv 18, 36), ma solo <amici> (Gv 15, 15). La solennità odierna ci aiuta a mantenere la giusta distanza e, se si rendesse necessario, a saperci opporre risolutamente ad ogni errore sulla regalità di Cristo quando viene intesa – come già da parte degli stessi apostoli e di quanti incontravano Gesù sulle strade della Palestina – in senso politico. La regalità del Signore Gesù viene partecipata ad ogni battezzato attraverso l’immersione nell’acqua e l’unzione con il Crisma. Il frutto di questa immersione è di essere liberi dalla radice dell’egoismo, radice di ogni peccato, per essere liberi di amare come Cristo fino a dare la vita. Il confronto con Pilato è proprio questo raffronto tra due logiche incompatibili e agli antipodi: l’egoismo e l’amore, il potere e il servizio, la schiavitù e la libertà. Il profeta Daniele vede <venire con le nubi del cielo uno simile ad un figlio d’uomo> (Dn 7, 13) e proclama: <il suo potere è un potere eterno, che non finirà mai, e il suo regno è tale che non sarà mai distrutto> (7, 14). Sotto la croce, dove la Madre e il discepolo amato sanno rimanere fino alla fine perseveranti nell’amore, essi non hanno <combattuto> (Gv 18, 36) per difendere Gesù, bensì ne hanno accompagnato amorevolmente l’offerta come Aronne e Cur sostennero le braccia di Mosè mentre il popolo combatteva contro Amalek guidato da Giosué (Es 17, 10). Cristo è <il testimone fedele> di quel dinamismo di liberazione dalla paura che è il lavoro quotidiano di ogni discepolo. Liberati, diventiamo liberi di amare come Cristo fino a dare, senza costrizione alcuna e in piena regalità del cuore, la nostra vita per la verità dell’amore.

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