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Liberi

I settimana T.O.

Non possiamo sottovalutare il grande silenzio che avvolge il racconto evangelico della liturgia odierna. Il paralitico guarito non dice neanche un parola, anzi con nostra grande sorpresa non dice neanche “grazie”. È commovente notare e sottolineare come quest’uomo non dimostra neanche di avere fede né tantomeno il Signore gli chiede di fare una professione di fede mentre proprio Gesù tutto intento ad annunciare la Parola alla folla assiepata. è ammirato dalla <loro fede> (Mc 2, 5). L’ammirazione è riferita a quella degli amici o parenti di quest’uomo che fanno di tutto per condurlo davanti a Gesù come si porta un bambino incapace di badare a se stesso. La fede come luogo di amore e di comunione che – almeno in questo caso – non esige nemmeno un passo personale di coscienza e di dichiarazione ma solo – e questo è il fondamento più profondo e forse più difficile della stessa esperienza di fede – un lasciarsi aiutare e condurre con una fiducia così grande negli uomini da essere già una professione di fede in Dio che ci ha creati fratelli. Diversa è l’atmosfera che si respira nella prima lettura dove Israele chiede e pretende di essere <come tutti i popoli> (1Sam 8, 20). Il profeta cerca di aiutare il popolo a comprendere che l’avere <un re> (8, 5) significa abdicare alla duplice coscienza che c’è un solo re – il Signore – e che questi ci ha creati per essere regalmente liberi. Come spiega un biblista contemporaneo: <Quando la Bibbia afferma che siamo figli di re, non si riferisce a forme antiquate di monarchia, ma vuol dire: noi siamo persone libere. I re, infatti, all’epoca di Gesù erano le uniche persone libere. Noi siamo i primi liberati della creazione>1. Ciascuno di noi è come il paralitico del vangelo che sembra essere non sono immobile nel corpo ma persino bloccato nella comunicazione e tra due possibilità: quella dei suoi cari che lo calano dal tetto perché il Signore lo liberi o quella degli scribi e dei farisei che ne fanno un “caso di corte”. Per il Signore Gesù tutto <è più facile> (Mc 2, 9) perché è libero e non ha nessuna attesa se non la pienezza di vita dei suoi fratelli che siamo noi e a cui vuole partecipare la sua stessa libertà dai <peccati> (2, 5) che si manifesta nella possbilità di andare per la propria strada <sotto gli occhi di tutti> (2, 12). Il modo in cui quest’uomo accoglie il dono di liberazione che gli viene offerto in modo così gratuito ci rivela un tratto della sua personalità che potremmo indicare come di qualcuno che non si fa troppi problemi e – appena può – va diritto per la sua strada senza sentirsi in debito non perché ingrato ma semplicemnte perché si sente libero. Diversa è la reazione del popolo e forse anche la nostra: <No! Ci sia un re su di noi. Saremo anche noi come tutti i popoli; il nostro re ci farà da giudice, uscirà alla nostra testa e combatterà le nostre battaglie> (1Sam 8, 19-20). Ma se la pensiamo così non saremo più liberi e Dio non potrà più combattere per la nostra libertà né tantomeno essere il nostro <scudo> (Sal 88, 19) per difernderci da ogni forma di asservimento.

Ti rendiamo grazie, Signore Gesù, per il dono della libertà  e ti chiediamo perdono per tutte le volte in cui agiamo, pensiamo, viviamo da creature abbandonate e asservite a idoli che ci allontanano da noi stessi e da te! Donaci il coraggio di vivere nella libertà dei figli di Dio, pagandone il prezzo, con la consapevolezza che tutto è già stato compiuto in te come germoglio prezioso che tu hai già donato a ciascuno!


1. K. BERGER, Gesù, Queriniana, Brescia 2006, p. 140.

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