Seminatore

Liberazione

XVII settimana T.O.

Il lungo e dettagliato libro del Levitico viene, per così dire, liquidato nella lettura ciclica della Liturgia in due giorni. Eppure, la parola di questo libro – il primo ad essere imparato a memoria dai piccoli ebrei come una volta i nostri piccoli imparavano a memoria il Catechisimo di Pio X – fa suonare il <corno> (Lv 25, 9) di una parola che ci viene consegnata come il senso profondo di tutto il cammino del popolo di Israele dall’Egitto alla Terra Promessa che si invera in ogni autentico cammino di fede fatto personalmente o in comunità. La parola è <liberazione>! Una liberazione che potremmo definire totale, contagiosa, assolutamente inclusiva visto che riguarda tutti nel senso più ampio del termine: <Nel giorno dell’espiazione farete echeggiare il corno per tutta la terra. Dichiarerete santo il cinquantesimo anno e proclamerete la liberazione nella terra per tutti i suoi abitanti> (25, 10). Una serie di norme, spesso disattese o piamente truccate, assicurano la possibilità di “rimettere” ogni debito e di ritornare non solo in possesso di ciò che si è stato costretti a vendere o ad alienare. Ben più profondamente la regola del Giubileo rappresenta la possibilità della riconquista di una libertà che permette di ricominciare a sperare radicalmente. Il senso di tutto ciò è racchiuso nella conclusione della prima lettura: <Nessuno di voi opprima il suo prossimo; temi il tuo Dio, poiché io sono il Signore vostro Dio> (25, 17).

A commento di questa rassicurazione di una <liberazione> sempre possibile, la Liturgia ci fa leggere il racconto del martirio del Battista. Questo testimone di Dio e profeta dei tempi nuovi, cade sotto la spada di Erode e del suo entourage profondamente scosso dalla libertà di Giovanni nel denunciare e quindi nello scardinare la logica dell’abuso che tende ad opprimere e ad umiliare gli altri: <Non ti è lecito tenerla con te!> (Mt 14, 4). La morte del Battista sembra il commento esistenziale più autorevole e chiaro alle parabole raccontate dal Signore Gesù. La sua vita, fedele fino alla fine alla verità di una libertà che non è appannaggio solo di alcuni privilegiati, ma dono per tutti, cade come un seme deposto prima che nella terra dalla pietà dei suoi discepoli, su un <vassoio> (14, 11) verosimilmente prezioso dato l’ambiente cortigiano. La libertà ha il suo prezzo e, di conseguenza, l’abuso dei potenti ha le sue prerogative che si ripetono in forme diverse, ma restano le stesse nella sostanza.

Eppure per quanto sembri che una spada possa recidere ogni resistenza, questo non significa spegnere il campanellino della coscienza come avviene per il tormentato Erode: <Costui è Giovanni il Battista. È risorto dai morti e per questo ha il potere di fare prodigi!> (14, 2). Ben più difficile è liberare il cuore che liberarsi di qualcuno capace di sbarrare la strada alle nostre malefatte! Ci sono due modi opposti di vivere la festa: il giubileo che è una festa per tutti e di tutti e il compleanno di Erode che coincide, drammaticamente, con l’esecuzione del Battista.

Signore Gesù, ti preghiamo di far suonare ancora il corno del giubileo perché i poveri possano sperare in una vita più degna e i potenti siano obbligati a convertire i loro cuori alle esigenze di quanti sono oppressi. Donaci il coraggio di ripartire sempre da noi stessi tanto da essere i primi a restituire e a liberare pagando così il prezzo di una giustizia che si identifichi con l’amore.

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