Seminatore

Liberazione

XXXIV settimana T.O.

Sembra la fine di tutto. Eppure è solo la fine di un mondo che vede le sue potenze sconvolte. Il Signore più volte ha accennato al suo ritorno al termine della storia di questo mondo. Se è vero che <le potenze del cielo saranno sconvolte> (Lc 21, 27), nondimeno questa è solo la cornice di un quadro dove ciò che positivamente colpisce è l’avvento del Signore <con grande potenza e gloria> (21, 28). Il Signore rinnova per noi il suo avvento proprio quando un mondo inteso come modo di intendere e vivere la propria storia volge necessariamente e giustamente al termine. Il Signore non ci invita a tremare, ma ci chiede di sperare: <risollevatevi e alzate il capo, perché la vostra liberazione è vicina> (Lc 21, 28). A questo punto la domanda si fa urgente per prendere coscienza da che cosa dobbiamo essere liberati. Forse abbiamo bisogno di essere liberati dalla presunzione di avere il controllo di tutta la situazione o dalla pretesa di avere la verità in tasca. La Parola di Dio offertaci attraverso la Liturgia di quest’oggi ci fa scendere con Daniele nella fossa dei leoni e là ci rendiamo conto di come, magnificamente, l’innocenza interiore di Daniele viene riconosciuta dai leoni dopo essere stata calpestata dai notabili del re Dario.

Non si fa nessuna fatica a sentire con quale dolore il re ordinò <che si prendesse Daniele e lo si gettasse nella fossa dei leoni> (Dn 6, 17). Così pure non è difficile immaginare con quali sentimenti il Signore Gesù si lanci in ciò che ha tutta l’aria di essere una minaccia in grande stile: <Vi saranno segni nel sole, nella luna e nelle stelle, e sulla terra angoscia di popoli in ansia per il fragore del mare e dei flutti> (Lc 21, 25). Come se non bastasse, quasi per colpire ancora più direttamente e duramente, il Signore sembra sentire il bisogno di entrare nel dettaglio di quelli che saranno i sentimenti più profondi e più inquietanti: <mentre gli uomini moriranno per la paura e per l’attesa di ciò che dovrà accadere sulla terra> (Lc 21, 25). Queste parole non vogliono gettarci nell’angoscia, ma hanno di mira il tentativo di difenderci dalla fossa della superficialità e della dimenticanza. Infatti, se una <liberazione> è attesa e sperata, allora è segno che un’oppressione è attraversata e, perciò stesso, qualcosa di negativo è stato vinto.

Non è certo la minaccia che sta a cuore al Signore, bensì la consapevolezza. Nondimeno, spesso, per crescere in consapevolezza si rende necessario una certa durezza che ci fa  uscire da quel sonno spirituale che, se incontrastato, rischia di farci scivolare – ignari – nella morte. Possiamo spiritualmente porci con Daniele per un’intera notte <nella fossa dei leoni> (Dn 6, 17) e far emergere le paure bestiali da cui ci sentiamo circondati e minacciati. Solo così potremo sperimentare cosa sia e in cosa veramente consista la nostra <liberazione>. Una domanda attraversa naturalmente e giustamente il nostro cuore: che cosa ha reso possibile a Daniele di ammansire quei leoni che, invece, <si avventarono> contro i suoi accusatori e le loro famiglie <e ne stritolarono tutte le ossa> (Dn 6, 26)?

La risposta la troviamo all’inizio della prima lettura: <alcuni uomini accorsero e trovarono Daniele che stava pregando e supplicando il suo Dio> (6, 12). Ciò che può ammansire dentro di noi e attorno a noi quanto invece rischierebbe altrimenti di ucciderci, è la preghiera! Sembra saperlo persino il re nel momento stesso in cui è costretto a far gettare Daniele nella fossa dei leoni: <Quel Dio, che tu servi con perseveranza, ti possa salvare!> (6, 17). La preghiera mantiene il nostro cuore in un atteggiamento di fede nei confronti di Dio che, per la sua profondità, si comunica agli animali irrazionali e persino alle cose inanimate tanto che, tutto ciò che ci può fare del male può trasformarsi in un mezzo e un’occasione per sperimentare ancora più <vicina> la <liberazione> (Lc 21, 28). 

Signore Gesù, quando ci sentiamo precipitare nella fossa dell’angoscia e ci sentiamo sbranare dalla paura, donaci la semplicità di levare il capo, gli occhi, il cuore, la mente e il desiderio… verso di te. Come un bimbo che guarda la propria madre nel tempo del pericolo, sii tu la nostra liberazione, sii tu la nostra salvezza.

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