Seminatore

Legami

Santi Marta, Maria e Lazzaro 

Il Vangelo si apre con una nota: <molti Giudei erano venuti da Marta e Maria a consolarle per il fratello> (Gv 11, 19). Il contesto è la morte di Lazzaro e, davanti alla tomba dell’amico del Signore, si consuma il dramma del lutto che conferisce profondità al legame che unisce Gesù ai suoi amici. La presenza dei <molti Giudei> sembra non riuscire a consolare il cuore di Marta e di Maria quanto invece riesce a fare la presenza del Signore. Infatti, il testo continua dicendo: <Marta, dunque, come udì che veniva Gesù, gli andò incontro; Maria invece stava seduta in casa> (11, 20). Bisognerebbe aggiungere che, intanto, Lazzaro giaceva nella tomba silente e completamente abbandonato. La memoria di santa Marta diventa così l’occasione per fare il punto sui legami che danno consolazione e sono in grado persino di andare oltre la morte. La prima lettura sembra svelarci, già nel primo versetto, quello che potremmo definire il segreto stesso della vita: <amiamoci gli uni gli altri, perché l’amore è da Dio: chiunque ama è stato generato da Dio e conosce Dio> (1Gv 4, 7).

Come definire la vita che si svolge a Betania? Una famiglia? Una sorta di piccola comunità? Un caso o una scelta? Un modello o un incidente? Ci si potrebbe porre molte domande su Marta, Maria e Lazzaro i quali vivono un legame di fraternità che sembra essere superato dal legame di amicizia che ciascuno, in modo unico e diverso, vive con il Signore Gesù. La realtà umana di Betania può diventare un modello liberante per comprendere che ciò che fa la differenza nella vita non è la modalità dei legami che ci fanno vivere, ma la loro essenza: <E noi abbiamo conosciuto e creduto l’amore che Dio ha in noi> (4, 16). Credere all’<amore che Dio ha in noi> diventa così la fonte e il modello del modo di amarci reciprocamente in una discrezione e un rispetto che devono essere assoluti. Sembra che l’unica cosa che il Signore richieda è la capacità di non ridurre l’altro a se stessi, ma di creare continuamente e sempre più ampiamente le condizioni perché l’altro sia se stesso fino in fondo: <Marta, Marta, tu ti affanni e ti agiti per molte cose, ma di una cosa sola c’è bisogno> (Lc 10, 41).

Sembra ci sia una cosa inaccettabile per il Signore ed è il rimprovero amaro per la differenza dell’altro che, in realtà, diventa sottile rimprovero verso il Creatore delle differenze che tutto ha amabilmente creato nella differenza. Marta diventa così il simbolo di questa tentazione ricorrente di livellamento delle relazioni, delle emozioni, delle reazioni la quale, in realtà, è una resistenza alla logica della creazione per separazione e per differenza. Marta si sente autorizzata a rimproverare. Lo fa in casa: <Signore, non t’importa nulla che mia sorella mi abbia lasciata sola a servire? Dille dunque che mi aiuti> (10, 40). Così pure e ancora più duramente: <Signore, se tu fossi stato qui, mio fratello non sarebbe morto!> (Gv 11, 21).

È necessario passare dall’essere amici del Signore per quello che il Signore può fare per noi ad essere suoi amici per ciò che Egli è per noi. Persino bisogna passare dall’essere amici del Signore per quello che noi pensiamo di fare per lui, ad esserlo semplicemente per quello che noi siamo per lui. L’apostolo ce lo ricorda in modo lapidario: <Dio è amore>!

Signore Gesù, con te vogliamo sostare e riposare a Betania nella casa che Marta governa con la sua femminile virilità. Donaci di coltivare l’amicizia con te e tra di noi, così pure donaci di rispettare e ammirare tutte le forme con cui i nostri fratelli e sorelle tessono legami di cura e di amore ad immagine di ciò che viene eternamente scambiato all’interno della vita divina di cui ci rendi partecipi.

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