La promessa di un dono

XIX Domenica T.O.

La parola del Signore Gesù cerca di farci coraggio perché, come il popolo chiamato ad attraversare <la notte> della liberazione pasquale, anche noi possiamo affrontare il pellegrinaggio della fede come e con i nostri padri. Sembra che l’incoraggiamento di Gesù: <non temere, piccolo gregge>, accompagni da sempre e mai smetterà di accompagnare i passi di ogni uomo e di ogni donna. Il Vangelo ci aiuta a fare un passo in più e ci sospinge ad entrare in quella <città dalle salde fondamenta, il cui architetto e costruttore è Dio stesso> e che rappresenta il più grande – anzi l’unico tesoro – della vita, inesauribile e sicurissimo non minacciato dal <ladro> né dal <tarlo>. Inoltre il Signore orienta il nostro viaggio interiore indicandoci il <cuore> come luogo di discernimento e di verità la cui <notte> va illuminata con la lucerna perenne di una continua attenzione che è sospensione dell’anima per accogliere ogni passaggio di Dio nella nostra vita. La grande accoglienza del ritorno del Signore è preparata dalla piccola accoglienza di ogni fratello di cui ci sapremo prendere cura amorevolmente e con profonda giustizia. Siamo come bambini cui è stata fatta una promessa e che attendono il ritorno della mamma o del papà in attesa di scoprire concretamente di quale dono si tratti. L’unica cosa che i bambini, a cui è stata fatta la promessa di un dono, non riescono a pensare – anche quando nell’attesa ciondolano dal sonno – è che il papà non torni e che la promessa si possa rivelare, in reatà, un inganno: <siate simili a quelli che aspettano il loro padrone quando torna dalle nozze, in modo che, quando arriva e bussa, gli aprano subito>. 

La grande sorpresa sarà il grande giudizio sulla storia e su ciascuno di noi: il Signore che attendiamo si chinerà ancora e per sempre ai nostri piedi e ci onorerà con il suo servirci. Non ci resta che aprirgli subito appena arriva e bussa… la festa continua.

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