La boccetta di profumo

Convertirsi alla bellezza bellezza

L’uccisione dell’uomo Gesù nel vangelo di Marco comincia da un pretesto usato da coloro che considerano “inutile” la bellezza. È una provocazione che fa saltare per aria le rappresentazioni distorte della fede e del bene sociale, che ragionano sempre sull’asse del profitto considerando inutile tutto ciò che ha un significato che va oltre la loro chiusa forma mentis. L’atteggiamento della donna smaschera le ipocrisie di coloro che nascosti dietro al “finto caritatismo” celano vanità e tornaconto personali e sono incapaci di riconoscere e apprezzare la bellezza come valore utile perché simbolico, affettivo.
Proprio quel “denaro” che con tanto “zelo” voleva dare ai poveri, Giuda terrà per sé e per esso venderà un amico.
Il gesto della donna è un gesto, invece, di altissimo profilo pratico che tocca le corde più profonde della sensibilità umana attraverso un senso sentimentale e poetico. Quello detestato da chi la pensa come Giuda, attaccato alle
norme della religione e a grette mentalità che non fanno capire il vero profumo e significato dell’umano.
Autentico senso e missione del vangelo.
Colpisce che questo modo di pensare sia stato di un apostolo, di uno che era vicino tutti i giorni a Gesù. E insieme a lui proprio i rappresentanti del culto hanno voluto uccidere Gesù. Proprio per questo stupisce ancora di più che
le figure che credono in lui e che si convertono nel momento della croce, siano, al contrario invece, i più lontani da lui. Gli altri vangeli racconteranno del malfattore pentito crocifisso con Gesù, quello di Marco invece ci presenta
per primo la figura del centurione romano. Non è un apostolo e né un personaggio appartenente al rango religioso. Ma proprio per questo il suo cuore è sgombro da qualsivoglia pre-cetto, che suona in questo caso come
pre-giudizio, e riesce a riconoscere sotto la croce la bellezza di Gesù, la bellezza nel suo abbàndonarsi, la bellezza del suo modo di morire e della sua dignità e vita che sgorga nel sangue e nell’acqua del suo corpo trafitto. È la ‘bellezza’ dell’uomo crocifisso che fa convertire il soldato pagano tanto che:”vistolo spirare in quel modo, disse:” Veramente quest’uomo era Figlio di Dio!” (Mc 15,39).

La tensione drammatica della passione nel vangelo di Marco è racchiusa da un estremo all’altro del racconto da due personaggi chiave. Giuda e il centurione romano. Personaggi che rappresentano la differenza radicale che
esiste tra religione e vangelo. E per noi, ancora oggi, sono una grande pro-vocazione.
Il primo, così vicino a Gesù ricorda tanti di noi vicini, troppo vicini, ipocritamente alle pratiche del sacro e attaccati a mentalità pragmatiche del vivere quotidiano incapaci però di dare valore alla sfera affettiva e di saperla riconoscere nel suo senso poetico, romantico, simbolico e artistico che rompono gli schemi e spargono in giro il profumo dell’amore.
L’altro distante da un credo “religioso praticante”, come diremmo noi oggi, ma aperto all’incontro con la vita che salva. Proprio quando meno te l’aspetti.

Simone De Rosa