Seminatore

Insistere

XVI settimana T.O.

Si comincia oggi la lettura liturgica del profeta Geremia in parallelo con le parabole del Signore Gesù poste – quasi incastonate – nel cuore stesso del vangelo secondo Matteo. La prima delle parabole che il Signore racconta alla folla, che <stava sulla spiaggia> (Mt 13, 2) tutta intenta ad ascoltare la sua parola, comincia proprio così: <Ecco, il seminatore uscì a seminare> (13, 3). Questo inizio ci mette di fronte all’opera stessa di Dio nella vita dell’umanità: siamo davanti a lui e per lui una terra destinata – per sua stessa natura – ad accogliere il dono che – per sua natura – è Dio stesso. Questa immagine che mette in relazione il <seminatore> con i vari tipi di terreno che accolgono come possono il seme sparso con abbondanza e prodigalità, sebbene ci faccia subito interrogare sul tipo di terreno che siamo, mai deve farci dimenticare di stupirci ed ammirare il largo gesto di questo seminatore che <semina con larghezza> (2Cor 9, 6) e che – misteriosamente e nonostante tutto – <con larghezza raccoglierà>! Cominciando la lettura di uno dei profeti più amati dal Signore Gesù e nel quale maggiormente si è identificato, possiamo dire che egli è icona di una <terra buona> (Mt 13, 8) che sa accogliere il seme e sa far raccogliere il frutto.

Ma non ci sfugga il fatto che dire <terra buona> non significa dire “terra già pronta”. In certo modo lo stesso profeta ha bisogno di essere arato prima di essere realmente in-seminato con <la parola del Signore> (Ger 1, 4). Infatti, davanti alla vocazione a profetare ossia a fare della propria vita in tutta la sua interezza – Geremia dovrà rimanere “solo” per essere segno davanti al popolo – il <giovane> (1, 6) non ha ritegno a recalcitrare e a stornare da sé l’appello. Il frutto della vita e della parola del profeta di <Anatot> (1, 1) non lasciano dubbi sulla <terra buona> del suo cuore, ma essere terra buona non significa non fare fatica ma, gradualmente, accettare che qualcosa di nuovo e di più grande di noi sia ospite della nostra esistenza nutrendosi di tutte le nostre energie per germogliare, crescere e fruttificare. Ciò che, a ragione, sempre ci spaventa davanti all’intervento di Dio nella nostra vita è che il suo entrare in relazione con il nostro vissuto esige il dono della nostra vita: come per la terra così per noi, prima del frutto si tratta di lasciare assorbire energia e forza perché il seme segua il suo destino e possa compierlo fino in fondo… proprio come avviene nel seno di una madre che accoglie il viaggio verso la vita di una nuova creatura.

Questa parabola del Signore non è solo la prima, ma è anche emblematica: si tratta come per Geremia di acconsentire a che qualcosa di diverso da noi entri in contatto profondo con noi stessi esigendo tutto noi stessi e portandoci oltre noi stessi. Davanti ad un simile processo segreto ma inarrestabile non possiamo non temere. Ma proprio al cuore del nostro sgomento sempre – anche nei più minimi appelli – ci raggiunge la parola del Signore: <Non avere paura di fronte a loro, perché io sono con te per proteggerti> (Gr 1, 8). Sì, il Signore è sempre con noi per proteggere il seme della sua presenza che <prima di formarti nel grembo materno> (1, 5) ha posto dentro di noi come dono per tutti.

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