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Incontro

XXI settimana T.O.

La parabola con cui ci avviamo alla conclusione della lettura annuale del vangelo secondo Matteo ci mette di fronte ad una realtà che sembra essere la comune condizione di tutti: <Il regno dei cieli sarà simile a dieci vergini che presero le loro lampade e uscirono incontro allo sposo> (Mt 25, 1). In questo numero simbolico di <dieci> più che la pienezza viene evocata la totalità: tutta la storia della nostra umanità è un necessario cammino <incontro> a Cristo Signore che della nostra umanità è il senso più vero e più profondo. Nella parabola non si fa menzione della sposa e si parla solo dello <sposo> che <tardava> (25, 5). Sembra che in questo matrimonio, in realtà, nessuno si sposi ma tutti sono invitati. In modo sottile la parabola del Vangelo, che prepara ormai l’ultimo atto della vita del Signore che coronerà la sua storia nuziale nella solitudine del legno della croce, ci fa sentire l’importanza di partecipare con tutta l’attenzione e l’amore del nostro cuore ai divini sponsali tra Dio e la nostra umanità: <A mezzanotte si levò un grido> (25, 6). È il tempo dell’amore, è il tempo delle grandi rivelazioni divine che si offrono nella cornice delle tenebre più fitte, è l’ora in cui amiamo celebrare la natività del Signore, ma è l’ora della sua pasqua di morte e di risurrezione. 

A questo grido corrisponde un gran movimento nel gruppo delle vergini cui segue una sorta di naturale discernimento: alcune devono partire alla ricerca di un po’ di olio per ravvivare le loro lampade, mentre quelle che erano <pronte entrarono con lui alle nozze, e la porta fu chiusa> (25, 10). La parola dell’apostolo Paolo ci aiuta a non sentimentalizzare questa parabola e a contestualizzarla in quella marcia di avvicinamento al mistero pasquale che riguarda, di certo e ormai in modo imminente, la vita del Signore ma che pure riguarda la vita dei suoi discepoli: <La parola della croce infatti è stoltezza per quelli che si perdono, ma per quelli che si salvano, ossia per noi è potenza di Dio> (1Cor, 1, 18). Le nozze senza sposa di cui ci parla la parabola, sono la realtà di cui ci parla l’apostolo: <noi invece annunciano Cristo crocifisso: scandalo per i Giudei e stoltezza per i pagani> (1, 23). Da una parte troviamo l’immagine delle vergini sagge e di quelle stolte, dall’altra la figura di giudei e pagani cui si contrappone quella dei discepoli fedeli alla croce.

In questo contesto la parola che non è solo conclusiva ma massimamente orientativa della parabola assume un senso assai forte: <Vegliate dunque, perché non sapete né il giorno né l’ora> (Mt 25, 13). Si tratta certo del ritorno definitivo e glorioso del Signore Gesù, alla fine della storia, ma si tratta pure della capacità o meno di accogliere le nozze pasquali della vita di ogni giorno accogliendo sponsalmente la realtà della croce nella nostra vita. Non si tratta certo di voler soffrire, ma si tratta indubitabilmente di voler amare! E l’amore passa sempre attraverso il <logos> della croce la quale è ben più di una semplice parola o di un semplice discorso.

<Andate piuttosto dai venditori e compratevene> (Mt 25, 9) un modo di dire poiché, di certo, l’amore non si può né comprare né vendere!

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