Il tuo nome è Parola, alleluia!

IV settimana T.P.

Viene chiesto agli apostoli di dire una <parola di esortazione> e questa parola non è altro che <Gesù>. Questo Gesù è Colui che parla di sé come servo e parla di noi come suoi imitatori. A distanza di alcune settimane dalla Celebrazione serale della Messa in Coena Domini, l’inizio del Vangelo, nella redazione liturgica, risuona così: <in quel tempo dopo che ebbe lavato i piedi ai discepoli> (testo liturgico). Con queste semplice ma intense parole siamo riportati all’atmosfera della Cena del Signore, a quei profumi di intimità e quelle emozioni così profonde legate al duplice gesto del Signore di consegnarsi come pane e di abbassarsi quale servo e sposo delle nostre anime1. Quest’oggi siamo riportati nella penombra del Cenacolo dove siamo chiamati a metterci in ascolto delle parole con cui il Signore Gesù si accomiata dai suoi amici e nello stesso tempo crea un più profondo legame con loro… con noi. Siamo nella seconda parte del tempo pasquale e l’invito è a rimetterci ad ascoltare più intensamente. 

A questo ci invita pure l’interno che fa da scenario alla prima lettura: <entrati nella sinagoga nel giorno di sabato, si sedettero> (At 13, 14). La continuazione della lettura del vangelo di Giovanni e il proseguimento della lettura del libro degli Atti ci invitano – ciascuno a proprio modo – a passare ad un’esultanza pasquale più intima, più pacata e, per molti aspetti, più intensa. Anche noi come <Paolo e i suoi compagni> (13, 13) dopo aver tanto viaggiato vogliamo sederci e ascoltare ancora una volta <la Legge e i Profeti> (13, 15) interpretati dalla parola di Cristo Signore assiso in mezzo a noi come Sposo della Chiesa. Nella prima lettura ci viene data una chiave di lettura sotto cui leggere tutti questi gesti e ognuna delle parole del Signore Gesù in cui Dio continua la sua opera per il popolo. Paolo, facendo un riassunto della storia della salvezza, dice così: <quindi, dopo essersi preso cura di loro> (At 13, 18). La memoria della cura con cui il Signore Dio ha accompagnato il cammino del suo popolo attraverso i tempi può aprire il nostro cuore a fare memoria accurata di quanta <cura> il Signore ha avuto verso ciascuno di noi. 

Ed è al cuore di questa consapevolezza che può e deve risuonare la solenne parola del Maestro: <In verità, in verità vi dico: un servo non è più grande del suo padrone, né un apostolo è più grande di chi lo ha mandato> (Gv 13, 16). Possiamo continuare il nostro cammino pasquale che, nella tradizione della Chiesa, è il tempo mistagogico per eccellenza, cercando e desiderando sempre di più di imitare il Cristo consolidando l’ascolto della sua parola e l’apprendimento dei suoi stessi gesti. Oggi potremmo riassumere il tutto attraverso una parola dell’apostolo Paolo riferita alla più umana e più divina icona dell’amore che è quello sponsale: <Nessuno mai infatti ha preso in odio la propria carne; al contrario la nutre e la cura, come fa Cristo con la Chiesa> (Ef 5, 29). Ora tocca a noi di lasciarci permeare di questo atteggiamento di cura poiché <sapendo queste cose, sarete beati se le metterete in pratica> (Gv 13, 17). Il Signore non si smentisce, a noi ora di non smentirlo al cospetto del mondo che attende, attraverso di noi, l’annuncio visibile e comprensibile di un Dio che si prende <cura di loro> (At 13, 18).


1. ORIGENE, Commento al vangelo di Giovanni, XII, 141.

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