Il tuo nome è Gusto, alleluia!

II settimana T.P.

Davanti allo scontento che serpeggia nella comunità, gli apostoli non possono certo far finta di niente e, onestamente, si fanno seriamente e profondamente interpellare da ciò che turba i fratelli e le sorelle soprattutto a motivo che l’incipiente e ormai necessaria organizzazione della vita della comunità rischia di svantaggiare proprio gli svantaggiati: <le loro vedove> (At 6, 2). La reazione non si fa attendere: <Allora i Dodici convocarono il gruppo dei discepoli e dissero: “Non è giusto che noi…> (6, 2). La scelta di costituire il gruppo dei diaconi, accanto a quello degli apostoli voluto dal Signore Gesù, è un momento preziosissimo e da non dimenticare. La vita della comunità, infatti, si rivela ben capace di “inventare” figure nuove all’interno della Chiesa proprio perché <non è giusto> che ci sia un sovraccarico di preoccupazione che rischia di andare a detrimento della carità e del fatto che a ciascuno sia dato ciò che è <giusto>.

Questo momento di turbamento nella vita della Chiesa nascente assume tutta la sua profondità se posto accanto alla pericope evangelica. In un momento di difficile gestione dopo la moltiplicazione dei pani e dei pesci, il Signore si ritira tutto solo sul monte per evitare interpretazioni inadeguate del suo gesto e i suoi discepoli si dirigono da soli verso l’altra riva mentre <il mare era agitato, perché soffiava un forte vento> (Gv 6, 18). Nulla esclude che il lago di Tiberiade, come avviene ancora oggi, sia scosso da un vento improvviso, ma forse le onde del lago rendono ancora più percepibile il turbamento dei discepoli dopo quello che è appena avvenuto e che nel vangelo di Giovanni rappresenta il miracolo compiuto al cospetto di una grande folla con tutto ciò che religiosamente e politicamente poteva scatenare. La parola del Signore li raggiunge, la voce del Signore dal fondo delle tenebre di un mare fattosi tutt’uno con un cielo senza stelle: <Sono io, non abbiate paura!> (6, 20).

Questa parola del Signore rappresenta una cesura che fa passare dal gesto della moltiplicazione e condivisione a discorso sul pane di vita. In tal modo siamo rassicurati del fatto che si può e si deve non solo trovare la soluzione giusta al momento giusto, ma pure la giusta intelligenza di ciò che la vita richiede come progressivo incarnarsi della volontà salvifica che accoglie le situazioni concrete e si fa interpellare da esse, soprattutto quando ad essere in gioco sono gli interessi e i bisogni dei più poveri. Il camminare di Gesù sul mare in tempesta e la decisione serena e audace degli apostoli di trovare una soluzione nuova a un problema che la vita pone sono come una cerniera evolutiva che ci permette di comprendere meglio, di andare oltre, di usare tutta la nostra intelligenza per aprirsi al <pane disceso dal cielo> e che si fa pane “giusto” per ogni fame e per ogni bisogno. La Chiesa, fondata dallo stesso Cristo Signore sul ministero degli apostoli, è stata capace di inventare creativamente il ministero dei diaconi come il primo anello di una lunga catena di scelte in cui si manifesti la fedeltà in una continua attenzione alle reali necessità e imprevisti bisogni.

1 commento
  1. Carmen Zandonai
    Carmen Zandonai dice:

    Grazie per questo commento, nel quale la creatività assume un ruolo importantissimo. Diviene risposta ai bisogni dell’umanità; incarna la potenza che opera nello Spirito. Chiedo alla Chiesa di non temere di ritornare a questa creatività quando il mondo lo chiede. MCarmen

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