Il tuo nome è Aprire, alleluia!

Giovedì di Pasqua

Incontrare il Risorto non significa soltanto vederlo e gioire del fatto che <il Dio dei nostri padri ha glorificato il suo servo Gesù> (At 3, 13). Tutto questo sarebbe vano se non avessimo in noi il dono del Risorto che <aprì la loro mente all’intelligenza delle Scritture> (Lc 24, 45). La tenebra del Venerdì Santo è sempre in agguato nel nostro cuore! Ciò che induce a fare come i nostri padri – di cui Pietro dice: <voi avete consegnato e rinnegato …avete ucciso l’autore della vita> (At 3, 13-14) – è proprio l’ignoranza delle Scritture o, più precisamente, l’incapacità ad aprire questo libro comprendendone fino in fondo il senso che illumina e ci fa prendere in carico il mistero della nostra vita. È questa la prima nota che fa pure l’evangelista Giovanni proprio all’aurora di Pasqua <di buon mattino> (Gv 20, 1): <non avevano infatti ancora compreso la Scrittura> (Gv 20, 9).

Noi tutti siamo nella condizione di coloro cui Pietro rivolge la sua parola: <io so che voi avete agito per ignoranza> (At 3, 17) anche noi siamo nella condizione dei discepoli davanti al <Fantasma> Gesù: <Perché siete turbati e perché sorgono dubbi nel vostro cuore?> (Lc 24, 38). L’ignoranza e il dubbio non sono però motivi per giustificarci né davanti alla durezza del nostro cuore né, tantomeno, davanti alla strettezza della nostra mente. L’ignoranza e il dubbio sono realtà che esigono da parte nostra una reazione e una scelta: aprirci o chiuderci a ciò che ignoriamo e a ciò che non vogliamo conoscere. E il contenuto fondamentale della conoscenza di Dio è il mistero della sua croce: <il Cristo dovrà patire e risuscitare da-i morti il terzo giorno> (Lc 24, 46). Davanti alle Scritture – ossia dinanzi alla Parola di Dio che interpreta ed orienta la nostra vita – abbiamo la tendenza a chiudere il libro per chiudere la nostra mente e il nostro cuore a quel cammino ulteriore che Pietro riassume nelle parole: <Pentitevi e cambiate vita> (At 3, 19).

Il Risorto ci chiede ogni giorno di fare un passo in più come i discepoli di Emmaus ma camminare – fare un passo – è sempre un aprire la mente e il cuore oltre tutto ciò che abbiamo già conquistato con la mente e il cuore. Riconoscersi ignoranti e dubbiosi, rimanere davanti al Risorto <stupiti e spaventati> (Lc 24, 37) può trasformarsi nell’inizio di una nuova storia segnata da due parole del Risorto: <Pace a voi> (Lc 24, 36) e <voi siete testimoni> (Lc 24, 48). Pertanto la pace interiore e la testimonianza esteriore sono possibili solo a partire da un’apertura totale e sempre aperta a ciò che sconvolge i nostri parametri mentali e di cuore.

Il Risorto è colui che apre ma, soprattutto, è colui che ci mantiene aperti: <quando egli apre nessuno chiude, e quando chiude nessuno apre> (Ap 3, 7). Ci sono, infatti, persone apparentemente aperte – come un fantasma senza carne né ossa (Lc 24, 39) – rinchiuse però nella propria autodeterminazione e insensibili ad ogni appello ad ulteriori aperture. Il Risorto, invece, rende aperti nella mente per donarci un cuore spalancato che non ha paura delle proprie ferite, ma le trasforma in feritoie per vedere la luce pasquale di un cuore che accetta il rischio di farsi toccare: <Toccatemi e guardate> (Lc 24, 39). Si tratta di entrare nel mistero di una vita che si fa condivisione <mangiò davanti a loro> (Lc 24, 43) così che <possano giungere i tempi della consolazione> (At 3, 20) in cui si possa dire: <Ho aperto davanti a te una porta che nessuno può chiudere> (Ap 3, 8), questa porta siamo noi stessi in Cristo Gesù.


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