Il santo malfattore

Lo aveva visto tante volte lungo le strade di Gerusalemme. In mezzo alle folle, nascosto dietro a un albero, accovacciato sotto un portico per non farsi vedere. Confuso nella polvere del suo destino che lo aveva fatto diventare un assassino, ascoltava le parole dell’uomo venuto da Nazareth e le beveva in segreto. Per poco dissetavano l’arsura dell’angoscia masticata ogni giorno e lo facevano
sentire vicino a quel maestro: era un ribelle come lui, ma senza colpa. Adesso se lo è trovato di fianco, appeso come lui a un legno di condanna per quelle stesse parole che, da bravo ladrone com’era, aveva rubato e messo in tasca ogni volta che poteva. Gliele restituisce, consegnando alle pietre del Calvario la testimonianza del suo pentimento. Che altro non è che la richiesta di un
ricordo. Il cuore di Gesù viene trafitto da dentro in questo momento e, prima dell’acqua e del sangue, usciranno da lui il fremito e la benedizione di Dio che restituisce il malfattore alla “bontà” del paradiso -com’era nel Principio, ora e sempre-. E a quella della storia con la quale sarà ricordato: “commemorazione del santo ladrone che, avendo confessato Cristo sulla croce, meritò di
sentirsi dire da lui: ‘Oggi sarai con me in Paradiso’”. Così è scritto nell’elenco universale dei santi, il Martirologio romano, alla data del 25 marzo.
La stessa data in cui una vergine poco più che bambina ha rubato la scena a qualsiasi altra attesa.

                          Simone De Rosa