Seminatore

Il modo perfetto

XXIII settimana T.O.

Possiamo prendere in prestito le parole dell’apostolo Paolo per riprendere quelle così esigenti che il Signore Gesù ci rivolge, ancora una volta, nel suo Vangelo. Paolo continuando la sua esortazione ardente ai cristiani di Colossi arriva a dire con tutta semplicità ed efficacia: <Ma sopra tutte queste cose rivestitevi della carità, che le unisce in modo perfetto> (Col 3, 14). Se rileggiamo il testo della prima lettura e lo mettiamo in relazione alle parole infuocate del Vangelo possiamo veramente dire che ci viene posta innanzi la sfida, difficile e appassionante, di camminare ogni giorni per conformare la nostra vita a quello che potremmo definire “il modo perfetto”. Se ci lasciamo guidare dal modo di procedere sia di Paolo che del Signore Gesù, non ci resta che riconoscere come di <perfetto>, nella nostra vita come pure in quella degli altri, c’è ben poco. Non ci sono dubbi se l’unica via resta quella indicata con queste parole: <sopportandovi a vicenda e perdonandovi gli uni gli altri, se qualcuno avesse di che lamentarsi nei riguardi di un altro> (3, 13).

Il Signore Gesù è ancora più “spietato” con i suoi discepoli tra cui desideriamo essere annoverati e, si potrebbe persino dire, lo fa a più livelli. Prima di tutto la parola del Signore è esemplare: <E come volete che gli uomini facciano a voi, così anche voi fate a loro> (Lc 6, 31). In questo modo il Maestro stronca, alla radice, la tendenza così naturale cui fa riferimento l’apostolo: <se qualcuno avesse di che lamentarsi, nei riguardi di un altro> (Col 3, 13). All’istinto di immaginare fino a recriminare a partire da quello che l’altro avrebbe o non avrebbe dovuto fare nei nostri confronti bisogna opporre la scelta di esaminarci, attentamente e quasi severamente, su <come> avremmo desiderato si comportasse il fratello con cui siamo in conflitto o ci ha feriti. A pensarci bene il primo, forse il più importante, elemento di un simile modo di reagire è il fatto di doversi rendere conto che non sempre è facile trovare il <come> che sia soddisfacente per tutti e sicuro per ognuno. Prendere coscienza della fatica della carità che è prima di tutto la nostra fatica nella carità smorza le amarezze a attutisce le aspettative fino a dissolvere molte delle illusioni che ci facciamo su ciò che gli altri ci possono o ci devono dare. Così <il modo perfetto> di Paolo si invera nella prescrizione evangelica che sembra, fondamentalmente, avere a cuore di mettere in ordine la sequenza e la gerarchia: <Date e vi sarà dato…> (Lc 6, 38)… il resto verrà.

Davanti ad esigenze non certo facili l’apostolo Paolo da anche un consiglio che può sorprendere: <istruitevi e ammonitevi a vicenda con salmi e canti ispirati, con gratitudine, cantando a Dio nei vostri cuori> (Col 1, 16). Un ricordo mi sembra poter aiutare a comprendere questa parola. Tempi fa ero in Africa e rientravo in città dal monastero per riprendere il mio aereo. Le difficoltà della strada, tra buche e polverone, mi erano già note. Ma ogni tanto si incontravano auto, o bus o camion in panne con tutto ciò che questo comporta. Una pena per loro e un po’ di vergogna per me che viaggiavo in modo non comodo, ma mille volte più comodo. A un certo punto tre giovani ci fanno segno di fermarci e ci chiedono di salire sul retro dell’auto per andare a soccorrere qualcuno la cui auto si era rotta durante il viaggio. Le prospettive di questi giovani non erano certe rosee e penso ci fossero tutti i motivi per essere arrabbiati o almeno scoraggiati. Senonché dal retro si è levato l’inizio di un canto che ben presto si è trasformato in un vero concerto. Quei ragazzi per prima cosa si sono messi a cantare, quasi per raccogliere le forze e comunque non perdere il contatto con l’interezza della vita. Arrivati al punto in cui si trovava l’auto… in realtà c’era veramente poco da cantare, almeno a partire dai miei parametri. Chissà, forse prima di lanciarsi nella difficile opera del perdonare e del sopportare, sarà meglio cominciare a cantare… il resto verrà e sarà: <una misura buona, pigiata, colma e traboccante> (Lc 6, 38).

Signore Gesù, donaci di imparare dai poveri e dagli oppressi non solo l’arte di sopportare, ma pure l’arte di cantare con cui persino il dolore può diventare un messaggio capace di dare senso senza lasciarsi annegare dall’umiliazione e dalla forca dell’ingiustizia perché questo mondo, non certo perfetto, sia almeno vivibile.

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