Seminatore

Guariva tutti

XXIII settimana T.O.

Se mettiamo in relazione stretta il primo e l’ultimo versetto del Vangelo di quest’oggi possiamo sentire con più forza il messaggio di liberazione e di coinvolgimento di cui siamo chiamati ad essere parte integrante. Il primo accenno riguarda la persona del Signore Gesù nella sua più profonda intimità di relazione al Padre che non è mai una forma di isolamento elitario e intimistico, ma diventa la fucina ardente in cui si forgiano i mezzi della nostra salvezza: <Gesù se ne andò sul monte a pregare e passò tutta la notte pregando Dio> (Lc 6, 12). La conclusione del testo ci porta decisamente non solo <in un luogo pianeggiante> (6, 17), ma al cuore brulicante di necessità e di bisogni di una grande <folla> che <cercava di toccarlo, perché da lui usciva una forza che guariva tutti> (6, 19). Se lasciamo interagire questi due versetti come fossero pietre focaie da cui sprigiona la scintilla necessaria ad assicurare la vita, possiamo dire che il frutto della preghiera del Signore Gesù è <una forza che guariva tutti>!

Tra questi due versetti si spalmano, per così dire, due racconti: il primo riguarda l’istituzione del gruppo dei Dodici, e il secondo rammenta, ancora un volta, la compassione con cui il Signore Gesù accompagna il cammino di tanta <gente da tutta la Giudea, da Gerusalemme e dal litorale di Tiro e di Sidone> (6, 17). A questo punto possiamo fermarci per un momento di rendimento di grazie e di lode facendo nostre le parole dell’apostolo Paolo: <Con lui Dio ha dato vita anche a voi, che eravate morti a causa delle colpe e della non circoncisione della vostra carne, perdonandoci tutte le colpe e annullando il documento scritto contro di noi> (Col 2, 13, 14). Di questo mistero di compassione e di perdono, su cui si basa il nostro essenziale e irrinunciabile cammino di purificazione, i primi ad esserne beneficiari sono proprio gli apostoli.

L’elenco preciso, solenne, circostanziato fino ad essere lucido del nome – più profondamente della realtà – degli apostoli, termina in modo assai allarmante: <e Giuda Iscariota, che divenne il traditore> (Lc 6, 16). Si potrebbe dire che gli apostoli vengono citati, nominalmente, prima della folla cui il Signore offre il servizio della guarigione, non perché i discepoli associati in modo unico non abbiano bisogno di essere guariti e salvati, ma perché ne fanno un’esperienza talmente forte ed efficace da potere così farsi ministri e canali di quella medesima salvezza che passa sempre attraverso il perdono. La grazia che riceviamo diventa così un motivo in più per esaminare con attenzione lucida che cosa stiamo diventando… per non fare la fine di Giuda! Perché questo non avvenga, l’apostolo Paolo sembra indicarci una sorta di antidoto per evitare di essere avvelenati da ciò che, invece, ci viene dato per essere più facilmente salvati, si intende la vicinanza discepolare a Cristo Signore. Ecco dunque le parole di Paolo: <Fate attenzione che nessuno faccia di voi sua preda con la filosofia e con vuoti raggiri ispirati dalla tradizione umana, secondo gli elementi del mondo e non secondo Cristo> (Col 2, 8). Che sia questa una spiegazione per capire come Giuda <divenne il traditore>? In ogni modo non dimentichiamo che, qualsiasi veleno abiti nel nostro cuore, il Signore Gesù <guariva tutti> e continua a farlo… se lo lasciamo fare!

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