Seminatore

Furiosi

XIII settimana T.O.

L’evangelista Matteo raddoppia sempre quello che gli altri evangelisti invece presentano singolarmente e, nella pericope odierna, ci mette di fronte a <due indemoniati> che <uscendo dai sepolcri, gli vennero incontro; erano tanto furiosi che nessuno poteva più passare per quella strada> (Mt 8, 28). Nella prima lettura ci troviamo di fronte a due donne – Sara e a Agar – che hanno avuto ambedue un figlio da Abramo. Ma Sara è veramente “furiosa” con Agar perché suo figlio Ismaele <scherzava con il figlio Isacco> (Gn 21, 9) e si potrebbe analogamente dire che nessuno <poteva più passare per quella strada>(Mt 8, 28). Infatti – e per la seconda volta – Sara dice ad Abramo <scaccia questa schiava e suo figlio, perché il figlio di questa schiava non deve essere erede con mio figlio Isacco> (Gn 21, 10). In questo modo di sentire e di parlare di Sara vi è qualcosa di inquietante che ci fa avvertire la presenza di qualcosa di impuro capace di entrare in risonanza con quella che potremmo definire – se mai ciò fosse possibile – la preghiera dei démoni che chiedono al Signore Gesù: <se ci scacci, mandaci in quella mandria> (Mt 8, 31). Sembra che il Signore abbia pietà di quei demoni a cui dice <Andate> (8, 32) e come non avrebbe dovuto avere pietà di Agar e di suo figlio, come non lasciarsi commuovere profondamente da una donna usata dalla sua padrona e che dice: <Non voglio vedere morire il fanciullo!> (Gn 19, 16). Questo sentimento di Agar interpreta lo stesso sentire del cuore di Dio il quale non ha bisogno di scacciare per sentirsi più al sicuro o mettere al sicuro le realtà che maggiormente ama, bensì è sempre capace di trovare una via di fuga persino per i <demoni> (Mt 8, 31).

Davanti all’imbarazzo di Abramo a cui la decisione furiosa di Sara <dispiacque molto> (Gn 21, 11), il Signore reagisce spalancando i suoi occhi – prima di aprire quelli di Agar perché vedesse <un pozzo d’acqua> (19, 19) – su un possibile futuro per tutti con queste parole: <ascolta la voce di Sara… Ma io farò diventare una grande nazione anche il figlio della schiava perché è tua prole> (21, 13). Laddove per Sara sembra non ci sia nessun’altra soluzione se non quella di mettere in pericolo la stessa vita di Ismaele, imponendo al cuore materno di Agar una sofferenza sproporzionata a quel gesto di scherzare con il fratello più giovane e sicuramente dal carattere molto più pacifico e casalingo, il Signore osa allargare lo spazio della speranza e della vita: <E Dio fu con il fanciullo, che crebbe e abitò nel deserto e divenne un tiratore d’arco> (21, 20). Si potrebbe dire che Dio non avrebbe voluto la nascita di Ismaele ma avrebbe gradito la paziente fede di Sara e di Abramo in attesa del compimento delle promesse. Ismaele è il frutto della disperazione e dell’intrigo di Sara… ma il Signore non si tira indietro e si prende cura anche di questo figlio facendo anche di lui <una grande nazione> (21, 18).

Così pure il Signore Gesù non è certo venuto per scendere a compromesso con i demoni, ma davanti alla possibilità di sollevare la vita di questi due uomini <tanto furiosi> (Mt 8, 28) non esita a lasciare che la mandria di porci si precipiti <dal dirupo nel mare> (8, 32) pur di evitare che da quel dirupo, in preda al loro intimo tormento, si buttino questi due sfortunati. Ma non ci è facile capire il modo di agire di Dio anzi talora ci può sembrare persino sconveniente. Che non ci capiti di fare come i Gadareni i quali <lo pregarono che si allontanasse dal loro territorio> (8, 34) forse resi <furiosi> per la perdita dei loro porci… e – senza saperlo – avendo così dato un nuovo asilo a quei demoni!

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