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Dedicazione della basilica lateranense

Il Vangelo scelto per accompagnare questa festa un po’ stupisce: invece di essere la decantazione della bellezza e dell’importanza del luogo sacro in cui cerca Dio nella speranza di incontrarlo, sembra proprio il contrario: <Allora fece una frusta di cordicelle e scacciò tutti fuori del tempio> (Gv 2, 15). Il Signore Gesù sembra comportarsi come un “buttafuori” e davanti a questo gesto così forte da ricordare lo stile profetico di Geremia sempre alle prese con la questione del Tempio, <i Giudei presero la parola> (2, 18). Il testo che accompagna questa liturgia sembra pensato da Giovanni come un paradigma di quello che è tutto il ministero del Signore Gesù che, profeticamente, rivela un modo nuovo di comprensione del rapporto con Dio che si esprime in particolare nel modo di vivere il segno e i segni del culto. Il Vangelo comincia così: <Si avvicinava la Pasqua dei Giudei e Gesù salì a Gerusalemme> (2, 13) e si conclude con questa nota che, posta all’inizio del Vangelo non può che essere fondamentale per la sua comprensione: <Quando fu poi risuscitato dai morti…> (2, 22).

Come tutti gli aspetti della vita di fede, così pure il modo di vivere il culto e di costruire e abitare i luoghi della preghiera devono obbedire ad una logica pasquale e non ad una logica, per così dire, sacerdotale e sacrale. L’apostolo Paolo sembra quasi metterci in guardia: <Ma ciascuno stia attento a come costruisce> (1Cor 3, 10) e aggiunge <nessuno può porre un fondamento diverso da quello che già vi si trova, che è Gesù Cristo> (3, 11). Rimane aperta la domanda se sia il santuario a rendere santi i fedeli, o i fedele a rendere santo il tempio. Sempre, entrando in una chiesa per pregarvi personalmente o per partecipare alla liturgia comune, facciamo esperienza di sentirci un poco più vicini al Signore e al mistero della sua presenza in noi e tra di noi. Ogni volta che ci sentiamo un poco più vicini non possiamo che farci sempre più prossimi per far sì che la fragile pietra che siamo diventi forte e fondata a motivo della prossimità con il Signore della nostra vita che abita in mezzo al suo popolo. L’unico fondamento è Cristo ed è lui che oltre a dare la solidità della pietra dona pure la vivificante acqua che permette la vita e il dinamismo di vita secondo la parola del profeta: <vidi che sotto la soglia del tempio usciva acqua verso oriente, poiché la facciata del tempio era verso oriente> (Ez 47, 1). Così siamo come delle pietre vive che affondano le loro radici nell’acqua nella ferma speranza di poter germogliare. Per questo dobbiamo tenerci legati a Cristo come le pietre l’una sull’altra e l’una con l’altra si poggiano sulla pietra di fondazione, ma siamo anche chiamati a lasciare che il Signore scacci da noi tutto ciò che impedisce alla pietra del nostro cuore di aderire totalmente a Lui: come il muratore pulisce le pietre prima di stendervi la malta e accostarle le une alle altre nella speranza che diventino una sola cosa. Il segno che la Chiesa è fondata su Cristo è che sia un luogo di vita e il sintomo della vita è ciò che si canta nel salmo responsoriale: <Un fiume rallegra la città di Dio>. La Chiesa che i santi Padri definiscono come il Paradiso ritrovato è allietata da quel <fiume> che è Cristo e diventa così capace di rallegrare ed allietare l’umanità intera offrendosi come un luogo sereno, quasi un porto sicuro.

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