Seminatore

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XXXIV settimana T.O.

Il Signore Gesù non ci vuole lasciare nell’ignoranza e non vuole che cediamo alla confusione interiore che, il terrore di non saper discernere il significato reale degli eventi, può seminare nel nostro cuore. La parola di Gesù è un monito a mantenere la calma e la lucidità della mente attraverso l’esercizio della purezza del cuore: <Badate di non lasciarvi ingannare> (Lc 21, 8). Il profeta Daniele, interpretando il sogno del Nabucodonosor, ci offre una chiave per comprendere, a nostra volta, i segni che ritmano il nostro cammino attraverso il tempo: <come il ferro non si amalgama con l’argilla fangosa> (Dn 2, 43). Questa parola di Daniele diventa così un criterio di discernimento da applicare alla nostra vita personale come pure agli eventi della storia. Ci sono realtà che apparentemente sono provviste di una forza impressionante, ma – in realtà – sono segnate da una debolezza costituzionale che, nell’apparenza dell’onnipotenza, già celano la debolezza più estrema.

Il sogno di Nabucondosor, cui Daniele dà una <spiegazione> che è <degna di fede> (2, 45), diventa nel Vangelo il segno del Tempio. Proprio <mentre alcuni parlavano del tempio, che era ornato di belle pietre e di doni votivi>, Gesù ne preannuncia la distruzione fino a dire che <non sarà lasciata pietra su pietra che son sarà distrutta> (Lc 21, 6). Il Tempio di Gerusalemme, segno della fede di Israele nel Dio unico che è il Dio dei Patriarchi e dei Profeti,  e quasi una denuncia architettonica dell’idolatria degli altri popoli, alla fine non solo sembra subire la stessa sorte di quella <statua enorme, di straordinario splendore> (Dn 2, 31), ma persino peggiore. L’origine di ogni rovina è la confusione tra l’inevitabile fine di ogni realtà umana – nel senso di naturale conclusione – e di ogni esperienza storica per quanto gloriosa:  il fine di ogni vita e di ogni avvenimento.

Per questo il Signore ci mette in guardia da noi stessi e dalle nostre paure che spesso ci fanno ingigantire le cose futili e rimpicciolire quelle essenziali: <Quando sentirete di guerre e di rivoluzioni, non vi terrorizzate, perché prima devono avvenire queste cose, ma non è subito la fine> (Lc 21, 9). In questo modo, l’unico Maestro ci ricorda che prima di tutto bisogna intercettare e perseguire il fine della nostra umana avventura. Ogni generazione – non esclusa la nostra – fa esperienza della fine del mondo, poiché ogni tratto di storia deve misurarsi con la propria crescita e con il proprio tramonto. Per questo tutti dobbiamo misurarci con la fine del mondo e del modo a cui siamo abituati e a cui siamo spesso tenacemente attaccati. L’esperienza di fede e la nostra fedeltà a Cristo dovrebbero darci la forza e la lucidità di saper assumere e portare il tramontodel nostro proprio modo di concepire la vita e di immaginare la storia, così che, quello che può sembrare in un primo momento  una vera catastrofe, può rivelarsi, invece, come un’impagabile opportunità. L’essenziale è non perdere di vista il nostro cuore e tenerci, nel segreto delle sue imperturbabili profondità, al riparo da ogni inutile rigonfiamento di noi stessi, non dimenticando mai che solo Dio è <grande> (Dn 2,l 45) e noi siamo in buona parte di <argilla> (2, 33). 

Signore Gesù, noi siamo argilla, ma siamo comunque opera delle tue mani e siamo segno di quanto grandi possa rendere l’amore anche quando agisce su quella piccola “ cosa” che siamo noi. Donaci di attingere la serenità del cuore e la stabilità della mente, alla certezza che tu, come sei all’origine,  sei pure alla fine di ogni storia, piccola o grande che sia!

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