Esigenze evangeliche

XXIII Domenica T.O.

I quattro interrogativi lanciati da Salomone sulla possibilità che l’uomo ha di conoscere e quindi mettere in pratica la volontà di Dio sembrano trovare una risposta sulle labbra di Gesù che ci invita a ponderare con prudenza e previdenza le nostre forze per poter realmente e con agio <finire il lavoro>. Il <sale> con cui il Signore vuole che condiamo la nostra discepolanza è la capacità di saperci porre delle domande come pure di saperci fare interrogare non dando nulla per scontato men che meno le nostre capacità. Il rischio che una <folla> troppo <numerosa> si lanci alla sua sequela induce Gesù a chiarire e forse ad esagerare per non rischiare di essere frainteso: <Se uno non mi ama più di quanto… non può>! E se non ci fosse troppo agevole capire cosa questo significhi ecco che il riferimento alla <croce> che non poteva generare se non inquietudine mista a ribrezzo. La croce ci permette di capire e di rispondere. Il Signore ci invita ad imitare chi siede riflettendo e calcolando per comprendere quanto facciamo non sia in nulla <forzato>. Il Signore Gesù mette in guardia dalle possibili ambiguit coloro che lo seguono in così grande numero. Il tal modo il Maestro aiuta ciascuno a fare la tara persino delle proprie buone intuizioni confrontandosi seriamente e onestamente con le “esigenze evangeliche”. Queste esigenze vengono presentate in modo forte non per spingere il discepolo a tagliare radicalmente tutte le relazioni – così necessarie – della sua vita, ma per discernere la verità e la modalità del suo desiderio. 

Il discepolato consiste nell’accogliere la croce della nostra vita come un punto interrogativo mai definitivamente superato, ma sempre da attraversare e da cui lasciarci mettere profondamente in questione: cauti e prudenti nelle riflessioni, audaci nelle decisioni.

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