Domenica delle Palme

(Mc 11, 1-10) L’evangelista Marco ci riporta questa parola rivolta dal Signore Gesù ai suoi discepoli: (Mc 11, 2). Con la lettura dell’ingresso del Signore Gesù nella città santa di Gerusalemme, ormai pronta a celebrare la Pasqua, anche noi siamo chiamati ad entrare in modo nuovo – in modo unico – nel mistero pasquale di Cristo Signore. I riti della Settimana Santa, unitamente alla particolare abbondanza dei testi che essa ci offre per nutrire la nostra devozione e aiutare la nostra conversione, sono di una ricchezza così debordante da giustificare un certo silenzio. Allora potremmo proprio lasciarci guidare interiormente da questo simbolo così particolare con cui il Signore sembra dare inizio alla sua beata e gloriosa Passione: . Questo puledro è immagine di Cristo Signore che avanza regalmente – cioè in perfetta libertà da ogni forma di paura – verso il dono di se stesso. Questa è anche una bellissima immagine di ciascuno di noi chiamato a portare sopra di sé il (Mt 11, 29) del Signore Gesù vivendo il suo vangelo di grazia e di amore incondizionati. Infatti, il racconto con una sequenza di semplici gesti ci fa entrare in un’atmosfera di particolare fiducia: il Signore manda i suoi discepoli a slegare un puledro e, dopo una prima reazione, i suoi padroni lo lasciano slegare e portare al Signore. Ma ancora più significativa è la docilità, per così dire più che naturale, di questo mite ma testardo animale a lasciarsi agghindare per portare su di sé – per la prima volta nella sua vita – il peso di una persona. Eppure non ci viene narrata nessuna difficoltà per il Signore di cavalcare questo puledro che non conosce il peso degli uomini, si dice semplicemente (Mc 11, 7). Nessuna resistenza e nessun bisogno – seppur minimo – di domare questo animale finora selvatico. La domanda si pone! Questo puledro è un animale particolare o è il Signore Gesù ad avere un “peso” particolare che è così (Mt 11, 29) da non generare reazioni? Con tutta la simpatia e la gratitudine che possiamo e dobbiamo avere per questo santo puledro, che ebbe il privilegio di portare su di sé il dolce peso del Signore, non possiamo che rimanere ammirati dalla leggerezza di Cristo. Mentre ci apprestiamo a meditare i misteri della Passione del Signore, è come se la Chiesa ci mettesse tra le mani (11, 8) da agitare con dolcezza per acclamare il Signore che passa nella città del nostro cuore ed è portato da questo puledro senza fatica e senza resistenza. Il mistero di Cristo per quanto ci possa sembrare esigente – e lo è! – porta in sé un mistero di dolcezza e di leggerezza che il puledro sente per noi, prima di noi, ma non senza di noi. Apriamo gli occhi del nostro cuore su questo segno e invece di legare cerchiamo di slegare in noi la libertà di amare per superare quelle tensioni e resistenze che ci impediscono di vivere.

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