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XX settimana T.O.

Il Signore Gesù non esita a rispondere con tutta onestà e chiarezza a chi ha il coraggio di interrogarlo con altrettanta onestà: <Da questi due comandamenti dipendono tutta la Legge e i Profeti> (Mt 22, 40). Si potrebbe aggiungere che tutto il resto non è che commento e attuazione. Mentre la tradizione, soprattutto farisaica, aveva coltivato la tendenza piuttosto ad allungare in mondo infinito la lista dei precetti da osservare per avere una minima possibilità di sentirsi a posto con Dio tanto fino ad accostare ogni precetto da osservare ad una parte del corpo – in tutto 613 – il Signore Gesù sceglie la linea dell’essenzializzazione: <Amerai… Amerai> (22, 37-38). Rut ci dà un esempio concreto di ciò che significa entrare in questa logica di amore incarnato piuttosto che programmato: <Non insistere con me che ti abbandoni e torni indietro senza di te, perché dove andrai tu, andrò anch’io, e dove ti fermerai, mi fermerò; il tuo popolo sarà il mio popolo e il tuo Dio sarà il mio Dio> (Rt 1, 21).

Ciò che avviene sulla strada che porta dalla terra di Edom a Betlemme è quella necessaria inversione dei fattori che permette non solo di arrivare allo stesso risultato, ma sembra persino purificarlo e renderlo più pieno. Alla preoccupazione talora ossessiva di ogni forma religiosa di trovar e dare un posto conveniente a Dio nella vita dell’uomo sembra corrispondere l’invito a ricominciare, ogni giorno, dalla concretezza delle nostre relazioni umane attraverso la cui autenticità ci è dato di riconoscere in noi stessi e negli altri il segno del sigillo della divina presenza. Magnificamente il testo della prima lettura annota che le due donne <arrivarono a Betlemme quando si cominciava a mietere l’orzo> (1, 22). L’esodo al contrario voluto da Elimelech in cerca di fortuna e di sopravvivenza lontano dalla terra promessa in cui, lui e i suoi due figli maschi troveranno invece la morte, porta il suo frutto nell’amore solidale e assolutamente concreto che si è creato tra Noemi e Rut.

La Scrittura sembra ricordarci che la principale artefice di questa speranza nella più assoluta disperazione è la moabita Rut che invece di programmare e scegliere la propria vita sembra essere totalmente intenta ad assumere le costrizioni della vita trasfigurandole in un’occasione di più grande amore. Potremmo dire che si comincia a <mietere> nella vita solo quando si accetta di rinunciare consapevolmente a difendersi dalle esigenze di un amore fattivo e intessuto di scelte semplici e concrete. Il <pane> (1, 13) di cui tutti abbiamo bisogno è soprattutto il pane che possiamo condividere in modo da nutrire non solo il nostro bisogno di sopravvivenza, ma prima ancora, di dare ali al nostro desiderio di vivere in pienezza. Il primo passo di conversione che Rut ha vissuto in modo così tanto naturale quanto poco religioso, è ciò che sembra ricordarci con la sua risposta il Signore Gesù che ci chiede, delicatamente eppure così chiaramente, di rinunciare al <grande comandamento> (Mt 22, 36) per piegarci ai “piccoli comandamenti” che presiedono alla fatica di scegliere il passo seguente della nostra vita.

Signore Gesù, la tua antenata Rut di Moab è per noi un monito per evitare di allungare i filatteri dei comandamenti per concentrare tutta la nostra attenzione e la nostra dedizione a intuire le vie concrete di un amore che si fa compagno di cammino per condividere fino all’ultima briciola il pane quotidiano di un’esistenza condivisa da cui dipende la fedeltà a te in una rinnovata fedeltà ai nostri compagni di strada.

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