Seminatore

Davanti

X settimana T.O.

Il rischio più grande nella lettura del Discorso della Montagna che ci accompagna in questi giorni e rappresenta sempre un’occasione propizia per valutare il nostro cammino di conversione alla sapienza del Vangelo, sarebbe quello di accogliere le parole del Signore Gesù con la stessa modalità con cui gli scribi e i farisei continuavano a predicare le parole che Dio aveva rivolto al popolo attraverso la mediazione di Mosè. Al contempo sarebbe assai distante dallo spirito del Vangelo lanciarsi in una sorta di corsa per superare la <giustizia> (Mt 5, 20) degli scribi e dei farisei con una <giustizia> che rischierebbe, in tal caso, di assomigliarle fin troppo. Le parole che il Signore Gesù pronuncia sul monte e con cui cerca di comunicare il cuore del suo messaggio che animerà le sue scelte fino al dono generoso e inerme della sua vita più che ad un codice rivisto e aggiornato, è simile a quel <rumore> (1Re 18, 41) che Elia percepisce sul monte Carmelo e che annuncia la fine di una lunga e penosa siccità.

Bisogna riconoscere che le parole rivolte dal Signore Gesù ai suoi discepoli e alla folla sul monte delle Beatitudini è una benefica <pioggia torrenziale> che rinfresca e dà sollievo in un’atmosfera che invece rischia di essere soffocante e mortificante. Il profeta Elia, dopo aver invocato il fuoco per consumare l’olocausto sul monte Carmelo, ora si fa annunciatore di una pioggia che restituisca alla terra la speranza di far germogliare la vita. Con un’immagine suggestiva il testo ci dice che: <La mano del Signore fu sopra Elia, che si cinse i fianchi e corse davanti ad Acab finché giunse ad Izreèl> (18, 46). Il Signore Gesù, nella forza di Elia, con le sue parole ci precede e ci guida in una comprensione delle Scritture che supera e si pone <davanti> alle ribadite interpretazioni della tradizione per avanzare in una comprensione sempre più consona al cuore di Dio.

Come Elia <corse davanti> al carro di Acab, così il Signore Gesù sempre ci supera come in una corsa appassionata non per lasciarci indietro, ma per spronarci a non rassegnarci in un’interpretazione delle Scritture che rischia di essere arida e infeconda. Il primo passo del modo nuovo con cui il Maestro riprende la tradizione di sempre è l’ordine con cui evoca le dieci parole. Quest’ordine è già assai significativo perché piuttosto che privilegiare l’asse verticale della relazione con Dio, pone prima e davanti quella orizzontale che si vive tra fratelli e sorelle in umanità: <Ma io vi dico: chiunque si adira con il proprio fratello> (Mt 5, 22). Il <davanti> di Elia diventa un <prima> assoluto nell’insegnamento del Signore Gesù: <va’ prima a riconciliarti con il tuo fratello e poi torna a offrire il tuo dono> (5, 24). La parola del Vangelo è come <il rumore di pioggia torrenziale> (1Re 18, 41) avvertito da Elia e che esige di lanciarci in un cammino che è una vera corsa di dilatazione del cuore e della mente per compiere scelte sempre più rinfrescanti e feconde di umanità. Perché questo possa avvenire è necessario ritornare <sette volte> (18, 43) a guardare lontano verso il mare, cioè dentro al nostro cuore, per scorgere e interpretare i segni e i cenni che invitano alla conversione.

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