Seminatore

Dal cielo

XVI settimana T.O.

La promessa che il Signore Dio fa al suo popolo appena passato attraverso il mare Rosso e già imbronciato per le esigenze inattese della libertà suona così: <Ecco, io sto per far piovere pane dal cielo per voi> (Es 16, 4). Il Signore Gesù cominciando a parlare in parabole esordisce con una promessa analoga: <Ecco il seminatore uscì a seminare. Mentre seminava, una parte cadde…> (Mt 13, 4). L’immagine del cielo da cui scende la manna che il popolo deve raccogliere <ogni giorno la razione di un giorno> (Es 16, 4) diventa la mano di questo prodigo seminatore che fa cadere il seme di una promessa di vita assumendo tutto il rischio di una diversa e talora così distratta e ingrata accoglienza. Eppure al cuore delle due immagini possiamo cogliere un messaggio fondamentale: la nostra vita non è mai assicurata da noi stessi, ma è sempre il frutto di una relazione di fiducia che ci tiene continuamente e dinamicamente aperti in un dialogo di accoglienza e di continuo scambio.

Se il <cielo> evocato dall’Esodo diventa la mano ferma e generosa del seminatore della parabola, ogni giorno siamo chiamati ad aprirci invece di rinchiuderci nel capriccio delle nostre paure e di inutili nostalgie che sono il primo passo della mormorazione e della recriminazione: <Fossimo morti per mano del Signore nella terra d’Egitto, quando eravamo seduto presso la pentola della carne, mangiando pane a sazieta! Invece ci avete fatto uscire in questo deserto per far morire di fame tutta questa moltitudine> (16, 3). All’amara nostalgia, alla mormorazione graffiante, alla recriminazione stancante bisogna saper opporre l’apertura al futuro che ogni mattina bussa alla porta del nostro cuore come una sorpresa che genera una domanda: <Che cos’è> (16, 15). Quando si è ancora capaci di meravigliarsi e di fare domande allora è ancora tutto possibile.

La manna come il seme diventano simbolo e memoria che la vita è un dono che riceviamo <ogni giorno> e della cui maturazione siamo responsabili ogni giorno perché dia <frutto: il cento, il sessanta, il trenta per uno> (Mt 13, 8) l’essenziale è che non si perda e non sia sprecato.

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