Seminatore

Cuori

XXII settimana T.O.

L’esortazione di Paolo potrebbe andare benissimo proprio per questi farisei e scribi che non riescono a stare al loro posto: <Non vogliate perciò giudicare nulla prima del tempo, fino a quando il Signore verrà>. Il motivo non solo è chiaro, ma è stringente: <Egli metterà in luce i segreti delle tenebre e manifesterà le intenzioni dei cuori> (1Cor 4, 5). È sorprendente vedere come gli scribi entrano in modo invasivo nell’intimità dei cuori violandone l’intimità con una domanda che riguarda certo il cibo, ma che, attraverso il cibo, tocca la vita nella sua sfera più personale. La domanda sembra semplice: <I discepoli di Giovanni digiunano spesso e fanno preghiere; così pure i discepoli dei farisei; i tuoi invece mangiano e bevono!> (Lc 5, 33). Ciò che sfugge ai farisei è l’esperienza – assolutamente nuova ed entusiasmante – dell’essere divenuti discepoli di Gesù in un modo assai particolare: sulle rive del lago alla fine di una notte povera di pesci che ha spalancato loro una possibilità di vita assolutamente impensata, proprio a partire dallo sguardo che si è posato su ciascuno di loro capace di ridare ad ognuno una speranza e una prospettiva di vita.

Non è certo tempo per questi uomini che stanno vivendo la “luna di miele” del loro essere discepoli mettersi a digiunare mentre sono completamente assorbiti dal gustare nuovi sapori e nuovi colori della vita. La risposta del Signore Gesù evoca tutto questo mistero che sfugge ai farisei abituati a classificare il mondo attorno a sé per riclassificarsi continuamente come se la vita fosse una gara a punteggio: <Potete forse far digiunare gli invitati a nozze quando lo sposo è con loro?> (5, 34). Con questa parola, il Signore Gesù risponde alle critiche e all’imbarazzo dei farisei, ma, ben più profondamente, parla di se stesso. Infatti, laddove i farisei sottolineano i ruoli di maestro e di discepolo, il Maestro si presenta come <sposo> e parla dei suoi discepoli come <invitati>. Un modo sottile per dire quanto tutto è assolutamente in linea con la tradizione eppure assolutamente nuovo. Per rafforzare questo nuovo modo di guardare alla vita, seguono due parabole che insistono sulle esigenze del <nuovo> (5, 38) che non può in nessun modo essere costretto in modi vecchi di pensare e di valutare. 

Persino la Legge prevede che nessuno parta in guerra se si è appena sposato, o ha cominciato a costruire una casa o ha appena piantato una vigna (cfr. Dt 24, 5). Partire in guerra esige aver goduto la vita tanto da prendersi cura – persino a rischio della propria vita – che altri possano goderne appieno. Così pure diventare discepoli del Signore esige la previa capacità di maturare una disponibilità a dare la vita fino in fondo, ma non prima di averla gustata fino in fondo. Allora non resta che fare propria la parola di Paolo che taglia alla radice tutte le complicazioni farisaiche: <Il mio giudice è il Signore!> (1Cor 4, 4). 

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