Seminatore

Costretto

XXXIII settimana T.O.

Nella prima lettura ci viene raccontato del <dignitoso> Eleazaro che viene <costretto ad aprire la bocca e a ingoiare carne suina> (1Mac 6, 18). Nel Vangelo incontriamo un uomo apparentemente meno dignitoso – essendo definito come peccatore e <ricco> – che viene costretto dal Signore Gesù a farsi toccare dalla sua misericordia fino a farsi trasformare più per osmosi che per forza. Per introdurci in questa meditazione del mistero di una costrizione che si fa dolce opportunità prima del Vangelo leggiamo ancora una volta un testo che, precedendo la lettura, ce ne da una chiave di interpretazione: <Dio ha amato noi e ha mandato il suo Figlio come vittima di espiazione per i nostri peccati> (1Gv 4, 10). Di fatto è proprio questa divina prevenienza che sta al cuore dell’incontro tra il Signore Gesù e il <piccolo> Zaccheo, il quale nonostante il suo desiderio <di vedere chi era Gesù> (Lc 19, 3) deve imparare ed accettare di essere visto <per primo> dal Signore che passa non in modo distratto nella nostra vita ma in modo attento e amoroso per la nostra vita: <Gesù alzò lo sguardo…> (Lc 19, 5). San Gregorio Magno, facendo riferimento a Zaccheo, dice che <il sicomoro è considerato un fico pazzo> e aggiunge: <Zaccheo, che era basso di statura, salì dunque sul sicomoro e vide il Signore, poiché quanti scelgono umilmente ciò che è follia secondo il mondo, arrivano ad una contemplazione penetrante della Sapienza di Dio>1. Ma per noi tutti non è facile scendere dalla nostra pazzia che ci fa desiderare sempre di salire, perché questo ci dà l’impressione di vedere meglio la nostra vita poiché ci permette di controllare meglio la vita degli altri. Tutto questo è uno dei modi che noi escogitiamo <per attaccamento alla vita> (2Mac 6, 20). 

Ed ecco che il Signore <per primo> ci rivolge la parola e ci aiuta, come si fa con un bambino che si è imprudentemente arrampicato su un albero troppo alto, perché si possa scendere agevolmente per non farci male e accondiscendere al bene che ci viene proposto e offerto: <Zaccheo, scendi subito, perché oggi devo fermarmi a casa tua> (Lc 19, 5). Forse Zaccheo non avrebbe mai avuto il coraggio di invitare Gesù nella sua casa ed ecco che è il Signore ad invitarsi per primo, permettendo a questo <capo dei pubblicani e ricco> (19, 2) di manifestare, finalmente, chi è veramente e che non è solo <un peccatore> (19, 7) ma un uomo in cammino e – proprio perché così piccolo di statura – quasi animato da un desiderio continuo di crescita. Alla stessa logica di crescita obbedisce la vita di <Eleàzaro, uno degli scribi più stimati, uomo già avanti negli anni e molto dignitoso nell’aspetto della persona> (2Mac 6, 18) il quale non cede alle lusinghe dei suoi “amici” che lo spingevano a <fingere di mangiare le carni sacrificate imposte dal re> (6, 21).

Veramente c’è sempre tempo e modo di crescere in fedeltà come Eleàzaro, e in generosità come Zaccheo, e questo nella misura in cui facciamo esperienza di quanto e di come Dio ci abbia amati per primo (cfr. 1Gv 4, 10) tanto da costringerci ad un atto di onore che ci obbliga a fargli spazio nella nostra casa anche mettendo a rischio la nostra reputazione e perfino la sussistenza di quel modo di vita cui siamo ormai abituati.

Signore Gesù, tu fai sempre il primo passo: primo ad amarci, primo a cercarci e salvarci. E noi, eternamente al seguito: piccoli, nei sogni, nell’amore, nell’accoglienza… piccoli nella preghiera! Eppure quale armonia d incontro fino a mutare la direzione dei nostri passi con una prontezza che meraviglia noi stessi.


1. GREGORIO MAGNO, Commento morale a Giobbe, 46, 79.

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