Seminatore

Corpo

XXII settimana T.O.

La solenne affermazione dell’apostolo ci porta a guardare le cose da un punto di vista più ampio: <Egli è prima di tutte le cose e tutte in lui sussistono> (Col 1, 17). A partire da questa considerazione di fondo, che tocca l’essenza che sta alla base della creazione e presiede al processo di ogni autentica ricreazione, siamo chiamati a riconsiderare tutte le nostre pratiche e le nostre abitudini nel cammino spirituale. Se l’apostolo ci riporta all’essenza, il Signore Gesù ci riconduce all’essenziale: <E nessuno versa vino nuovo in otri vecchi> (Lc 5, 37). Non sfugge al Signore Gesù una difficoltà che incontriamo continuamente nella nostra vita: <Nessuno poi che beve il vino vecchio desidera il nuovo, perché dice: “Il vecchio è gradevole”> (5, 39). Eppure non bisogna mai dimenticare che se c’è un <prima> ci può essere sempre un “dopo”. Se la vita ci ha sorpreso favorevolmente fino ad oggi, sarà capace di sorprenderci ancora. Per questo non c’è bisogno di ridurre continuamente la realtà a ciò che di essa conosciamo già per aprirci, invece, a ciò che di essa potremo scoprire non solo nel senso della decadenza, ma dell’incremento e del miglioramento.

La prima diatriba del Signore Gesù con i farisei e gli scribi riguarda la pratica del digiuno quale simbolo di un atteggiamento nei confronti della vita in relazione a Dio e ai fratelli: <I discepoli di Giovanni digiunano spesso e fanno preghiere, così pure i discepoli dei farisei; i tuoi invece mangiano e bevono!> (Lc 5, 33). La reazione del Signore Gesù sembra, in realtà non rispondere alla provocazione, o, almeno, non lo fa in modo preciso e consequenziale, ricorrendo all’immagine dello <sposo> (5, 34) che evoca un modo di pensare e di vivere il rapporto con Dio nella linea dei profeti – in particolare Isaia ed Osea – i quali, con la loro parola e la loro esperienza personale, comunicano un modo di pensare a Dio meno legalistico e più intimo. L’apostolo Paolo ci fa sentire in modo ancora più essenziale questo respiro quando dice con accenti di commozione: <E’ piaciuto a Dio che abiti in lui tutta la pienezza e che per mezzo di lui e in vista di lui siano riconciliate tutte le cose, avendo pacificato con il sangue della sua croce sia le cose che stanno sulla terra, sua quelle che stanno nei cieli> (Col 1, 19-20).

Alla preoccupazione degli scribi e dei farisei sembra seguire quella ben più ampia, profonda, intima, usata dal Signore Gesù che richiede una partecipazione e un coinvolgimento personale in cui ciascuno è chiamato a vivere in relazione a Cristo Signore come il <capo del corpo> (1, 18) in una intimità essenziale capace di riconciliare in modo così radicale da risultare una rinnovata creazione capace di rifondare, attraverso la relazione con l’Altissimo, le relazioni tra fratelli in modo non rammendato né rimandato, ma rinnovato e aperto a nuovi gusti e a nuove esperienze. Infatti, non bisogna mai dimenticare che <Nessuno poi che beve il vino vecchio desidera il nuovo, perché dice: “Il vecchio è gradevole!”> (Lc 5, 39).

Signore Gesù, la tentazione di fermarci e di arroccarci è forte. Ti preghiamo di scuoterci per sentire di nuovo scorrere nelle vene della nostra anima l’energia frizzante di quello Spirito che ci permette non solo di essere tuo corpo, ma di esserlo in modo vivace e frizzante.

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