Seminatore

Coraggio

XVIII settimana T.O.

La sproporzione tra la lamentela del popolo e il suo bloccarsi davanti alla paura e, invece, il coraggio di questa donna straniera che riesce a fare breccia nel cuore di Cristo Signore è veramente grande. Così pure assolutamente diverso è il sentimento di dolore spinto fino alla collera provato dal Signore Dio davanti al blocco del popolo davanti al dono di una conquista della terra promessa, e l’intima soddisfazione del Signore Gesù davanti all’audacia di quella donna: <Donna, grande è la tua fede! Avvenga per te come desideri> (Mt 15, 28). Per sentire pronunciata questa parola che accoglie ed esaudisce il desiderio del nostro cuore è necessario un coinvolgimento radicale di tutta la persona. La differenza che salta evidente agli occhi e al cuore, leggendo la prima lettura, è una sorta di pigrizia del popolo che rischia di essere, in realtà, rimasto interiormente schiavo. Quando la promessa esige il fattivo coinvolgimento e persino il rischio perché possa concretamente realizzarsi, ecco che vi è una profonda resistenza la quale invece di indurre a fare un passo in avanti spinge, piuttosto, a farne uno indietro.

La reazione del Signore Dio all’indolenza del popolo frutto di paura è energica: <Secondo il numero dei giorni che avete impiegato per esplorare la terra, quaranta giorni, per ogni giorno un anno, porterete le vostre colpe per quarant’anni e saprete che cosa comporta ribellarsi a me> (Nm 14, 34). Questa parola ha tutta l’aria di essere una punizione, ma è, in realtà, un’ulteriore possibilità che viene data al popolo per poter maturare una capacità di libertà senza la quale non solo sarebbe inutile entrare nella terra, ma persino dannoso. Ad estremi mali, estremi rimedi! Per questo <Nessun censito tra voi … potrà entrare nella terra nella quale ho giurato a mano alzata di farvi abitare, a eccezione di Caleb, figlio di Iefunnè, e di Giosué, figlio di Nun> (14, 29-30). La libertà è un dono troppo grande perché possa essere subita, essa ha bisogno di essere, ogni giorno, desiderata, scelta e conquistata come fa Caleb: <Dobbiamo salire e conquistarla, perché certo vi riusciremo> (13, 30).

Se non si è convinti di ciò che si desidera, difficilmente se ne potrà comprendere e custodire il dono anche se ci venisse concesso come fosse un pacco regalo. La donna cananea è simile a Caleb e ricalca le orme di Giosué tanto da mettere in difficoltà gli stessi discepoli che implorano il Signore: <Esaudiscila, perché ci viene dietro gridando!> (Mt 15, 23). Pertanto il Signore non la esaudisce secondo il desiderio dei suoi discepoli che tendono a liberarsi di un problema, ma esaudisce questa donna aspettando e quasi spingendo al massimo la sua possibilità di manifestare ciò di cui veramente non solo ha bisogno, ma che desidera fino a mettere a rischio la propria dignità e accettando, senza troppi problemi, di essere chiamata <cagna>! A questo punto risuona la parola liberante e impegnante che il Signore Gesù vorrebbe rivolgere anche a ciascuno di noi: <Avvenga per te come desideri> (Mt 15, 28).

Signore Gesù, tutti noi vogliamo che i nostri desideri siano esauditi, ma non sempre siamo capaci di accettare il cammino di umiliazione che ogni preghiera esige per purificare i nostri bisogni da ogni scoria di paura e di egoismo. Liberaci dalla faciloneria dei nostri padri nel deserto e donaci l’audacia di quella donna che dopo aver avvertito il tuo disprezzo, meritò di sentire tutta la tua ammirazione.

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