Coraggio!

XXIII Domenica T.O.

Lasciamoci a nostra volta portare in disparte dal Signore Gesù e, prima di essere guariti dalle nostre infermità, lasciamoci introdurre nella sua intimità che arricchisce ogni nostra povertà. Anche noi possiamo dire di essere stati aperti di nuovo alla pienezza della vita attraverso il dono rinnovato di una fiducia di fondo. Essa ci fa crescere tanto da permettere alla nostra vita, sorda e chiusa in se stessa, di aprirsi ad un orizzonte più ampio di libertà. Tutto ciò avviene in modo intimo e raro! L’uso della <saliva> esprime una comunicazione personale che, ancora una volta, unisce il cielo alla terra, l’umanità alla divinità. Nella celebrazione del Battesimo dei bambini, dopo che è stata consegnata la veste bianca e il cero acceso, segue il <rito dell’Effatà>. Il ministro tocca, con il pollice, le orecchie e le labbra dei neofiti dicendo queste parole: <Il Signore Gesù, che fece udire i sordi e parlare i muti, ti conceda di ascoltare presto la sua parola, e di professare la tua fede, a lode e gloria di Dio Padre>. Attraverso questo gesto è come se la Chiesa ripetesse al bambino, appena battezzato e ancora incapace di rendersi conto consapevolmente del dono che gli è stato fatto, le parole del profeta Isaia: <Coraggio> (Is 35, 4). Il Signore dona la pienezza dei suoi doni anche a chi non ne può usufruire appieno. In questo modo si manifesta tutta la sua fiducia nel fatto che ciascuno – col tempo e nel tempo – potrà portare a compimento il fragile inizio di cui è depositario. L’estrema fiducia che Dio ripone nell’umanità, affidando a ciascuno di noi i suoi doni, è un atto di grande coraggio che diventa per noi motivo e fonte di coraggio. Il processo di crescita nella fede si fonda su una certezza: <Egli viene a salvarvi>. La salvezza del Signore è <immune da favoritismi> (2, 1). Al contrario, è incline ad avere occhi per coloro che rischiano di passare assolutamente inosservati. L’apostolo Giacomo è netto: <Ascoltate, fratelli miei carissimi: Dio non ha forse scelto i poveri agli occhi del mondo che sono ricchi nella fede ed eredi del Regno, promesso a quelli che lo amano?> (2, 5). Di questo amore preferenziale per coloro ai quali l’amore sembra sia negato, possiamo contemplare nel vangelo di questa domenica un momento assai commovente. Siamo di fronte ad un particolare grado di intimità e una buona dose di eccesso che è proprio del linguaggio dell’amore. Tutto ciò, il rito del Battesimo lo estende ad ogni bambino che, passando nelle acque purificatrici, viene “portato” dalle persone che lo amano – genitori, padrini e amici – fino da Gesù perché possa essere da lui incoraggiato e vivere in pienezza. Con questo gesto rituale si riprende ciò che il Signore Gesù fa al <sordomuto> (7, 32). Quest’uomo viene portato a Gesù nella speranza che egli lo guarisca: <lo pregarono di imporgli la mano>. Il secondo Isaia ci mette di fronte alla gioiosa marcia degli esuli che ritornano da Babilonia con la stessa baldanza con cui il popolo si lasciò alle spalle la schiavitù d’Egitto. Una parola riassume il desiderio e lo sguardo di Dio su ogni nostro cammino di liberazione e di dilatazione della vita: <Coraggio>. Sembra proprio che il Signore fa il tifo per ogni processo che rende la vita più piena, più bella, più vera. Da parte nostro siamo chiamati ad avere lo stesso atteggiamento nei confronti degli altri che, in tanti modi, cercano di sperare di più. Il Signore ha sempre un occhio particolare per coloro che rischiano di passare assolutamente inosservati. La proclamazione è solenne: <Dio ha scelto i poveri>. Questa scelta divina deve diventare il nostro criterio di orientamento nella relazione con le persone che incontriamo sul nostro cammino maturando sempre di più nell’opzione preferenziale per i poveri, piuttosto che cadere nella trappola di <giudizi perversi>.

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